Video streaming, mobile payment, IOT, machine learning, blockchain e Orvieto. Cosa hanno in comune queste tecnologie, diventate buzzword del nostro presente digitale, e la piccola cittadina umbra? La risposta prende il nome di Vetrya, società fondata e guidata da Luca Tomassini, pioniere della telefonia mobile in Italia e innovatore, con un lungo passato come dirigente prima di SIP e poi di Telecom Italia, che ha deciso di dar vita, qualche anno fa, a una società che ha nel DNA la tecnologia e che da molti viene vista come la “Google italiana”.

Innovativa, giovane e con una consistente quota rosa (il 43% di donne assunte), Vetrya sta crescendo di anno in anno, andando a sviluppare servizi avanzati per le imprese, mantenendo però un approccio che invece di sfruttare le proprie risorse lavorative, le valorizza mettendole al centro. Un approccio in cui crede fortemente Luca Tomassini, che in una lunga chiacchierata con Leonardo.it, ci ha rivelato essere fondamentale per il successo di Vetrya:

Per un’impresa di successo è fondamentale che le persone siano facilitate in tutto e per tutto. Far star bene le persone pesa molto, in positivo, sul conto economico di un’azienda. Da noi non si timbra, non ci sono tornelli, non ci sono controlli di nessun tipo e i ragazzi sono liberi di andare a sviluppare i progetti, secondo le linee guida dei project manager, ma sono altrettanto liberi di fare un’ora o due ore di palestra, giocare a tennis, a calcetto, oppure disintossicarsi dai mezzi elettronici in un’area di digital detox. Volendola dire all’americana: people first, le persone al primo posto. Questo approccio ci ha fatto premiare dal Great Place Institute come una delle migliori società in cui si lavora in Italia e addirittura come la migliore in assoluto nel disegnare strategie e pratiche che favoriscono l’innovazione, ricevendo il Best Workplaces for Innovation Italia 2018″.

Questo approccio, evidentamente, ha funzionato per l’azienda di Orvieto che è riuscita a imporsi in ambiti presidiati dalle big della Silicon Valley, soprattutto sul mobile payment, lo streaming video e in ultima anche sull’intelligenza artificiale. Tomassini ritiene la IA “la nuova onda di Internet, può essere utilizzata in qualsiasi campo, dal marketing al riconoscimento degli oggetti fino alle analisi predittive sui processi industriali”.

Ma queste direttrici di sviluppo non sono le uniche. Nel mirino di Vetrya e di Tomassini c’è anche la mobilità del futuro: “Nei nostri piani, per ora, non c’è la volontà di realizzare delle auto elettriche, ma siamo molto interessati ai sistemi che equipaggeranno le vetture del futuro. Le auto connesse ci interessano molto, indipendentemente dalle auto a guida autonoma, ci interessano tutti quei servizi che possono essere offerti al guidatore. Solo per dare un assaggio delle enormi potenzialità delle auto connesse abbiamo implementato su un prototitpo (chiamata e-vial ndr) una funzione che dà un abbraccio al guidatore con la cintura di sicurezza quando si riceve un like su Facebook”.

Luca Tomassini Founder_CEO

Le attività e i settori in cui Vetrya sta operando sono davvero molti, peccato però che la società guidata da Tomassini rappresenti, nello scenario tecnologico italiano, una mosca bianca. Interrogato sul perché ci siano così poche eccellenze in ambito tecnologico il manager è stato molto chiaro, suggerendo anche la propria ricetta vincente, basata sull’esperienza acquisita sul campo:

“Noi italiani siamo un popolo di innovatori. Lei oggi ascolta la musica sul suo cellulare grazie a Francesco Chiariglione che ha inventato l’mp3. Lei oggi usa il multitouch perché un altro italiano, Bruno Murari, si è inventato l’accelerometro 3D. Lei oggi utilizza la tecnologia GSM perché un altro signore che si chiama Viterbi si è inventato la codifica GSM e potrei andare avanti, parlando per esempio di Faggin e dell’invenzione del microchip. Noi italiani non abbiamo nulla da invidiare agli altri, il problema è che manca l’ecosistema che consenta di far diventare un business le idee e le invenzioni. Bisogna agire politicamente affinché venga creato un ecosistema per i giovani, e le posso assicurare che ce ne sono tantissimi in gamba. Ma voglio dare anche quella, che a mio avviso, è la ricetta vincente di Vetrya nelle applicazioni business to consumer: sviluppare in Italia e lanciamo dagli Stati Uniti. Lo abbiamo fatto spesso con Vetrya, per esempio con il sistema di messaging Blabel, e abbiamo registrato dei successi impensabili se ci fossimo focalizzati solo sul nostro Paese. Il suggerimento, dunque, è quello di sviluppare in Italia e commercializzare negli Stati Uniti”.

E oltre a elargire consigli Tomassini ha deciso di dare un forte segnale ai giovani realizzando la Vetrya Academy, una vera e propria scuola di innovazione indirizzata ai professionisti dell’Industria 4.0. La prima iniziativa sarà la Summer School di settembre: una settimana di full immersion nell’innovazione per neolaureati.