Lo scorso giugno, Google aveva fatto sapere che molto presto all’interno del suo browser Chrome sarebbe stato introdotto un ad-blocker in grado di bloccare la pubblicità invasiva che contraddistingue molti siti web e che infastidisce la navigazione degli utenti. Questo filtro per la pubblicità indesiderata è entrato in funzione dalla giornata di ieri. Per poter disporre di questo filtro è necessario che gli utenti si dotino dell’ultima versione del browser Chrome. Il filtro della pubblicità, tuttavia, viene attivato lato server da Google e quindi gli utenti non dovranno mettere mano alla configurazione del browser.

Il funzionamento di questo ad-blocker è molto semplice ed è stato spiegato da Google stesso. Questo filtro va sostanzialmente a bloccare tutte le pubblicità che non rispettano quanto previsto dalla Better Ads Standards della Coalition for Better Ads di cui fa parte anche Google.

In termini pratici, quando un utente aprirà una pagina web, il browser inizierà ad analizzarne i contenuti per valutare se il sito rispetta o meno le linee guida della Better Ads Standards. Nel caso l’analisi dovesse dare una risposta negativa, Chrome inizierà a confrontare le richieste di rete come le immagini o i Javascript con una lista di indirizzi relativi a banner pubblicitari (EasyList). Se il browser dovesse ravvisare un riscontro da questa lista, provvederà immediatamente a bloccare le pubblicità che gli utenti, a quel punto, non visualizzeranno.

Nel caso il browser arrivi a bloccare un contenuto pubblicitario, l’utente visualizzerà un messaggio relativo a questa azione. Chrome darà, comunque, la possibilità all’utente di poter visualizzare il contenuto attraverso un’opzione che permetterà di rendere visibile la pubblicità all’interno del sito web in questione.

L’ad-blocker è attivo non solo sui PC desktop ma anche nel browser per dispositivi mobile. L’obiettivo finale di Google è quello di migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti spingendo i gestori dei siti a rispettare quanto previsto dalle linee guida. A tal proposto, Google ha già fatto sapere che il 42% dei siti che hanno ricevuto una segnalazione di non conformità hanno poi risolto i loro problemi.