Barcellona – Si chiamano “foldable”, che in inglese sta per “pieghevoli”. Sono la nuova categoria di prodotti che più o meno tutti i colossi della tecnologia stanno sfornando, o presenteranno nei prossimi mesi, per cercare di smuovere un mercato supersaturo. Quello degli smartphone. Un settore che per la prima volta, lo scorso anno, è cresciuto meno del precedente. Anche perché le differenze fra un modello e il successivo si fanno sempre più limitate, la trasparenza dei giganti sull’obsolescenza programmata ha vissuto una svolta (vedi il tema batterie in Apple, indicato da Tim Cook fra le cause del rallentamento nella vendita degli iPhone) mentre i salti di prezzo sono spesso sensibili. Nel frattempo da anni non si vedono ingredienti davvero innovativi: se pensiamo che l’ultimo anno e mezzo lo abbiamo trascorso a parlare di “notch sì/notch no” e di triple, quadruple e quintuple fotocamere, il quadro è chiaro. I telefoni non ci fanno più sognare.

Questo il primo obiettivo dei dispositivi che si stanno vedendo in questi giorni qui al Mobile World Congress di Barcellona e la scorsa settimana a Londra. Nel dettaglio, il Galaxy Fold di Samsung e il Mate X di Huawei. Servono anzitutto a farci sognare, almeno un po’. A far chiacchierare gli addetti ai lavori – e in parte ci stanno riuscendo – sul loro uso, sul senso di un simile fattore di forma, su come Android riuscirà a rendere l’esperienza su quegli smartphone ibridi il meno confusionaria possibile. Sul fatto se ci servisse o meno qualcosa del genere. Sono qualcosa in più delle supercar che si vedono ai grandi saloni dell’auto: servono a portare il cliente in autosalone per schiudergli davanti agli occhi una gamma più tradizionale fra cui scegliere. Con la differenza che, nonostante i prezzi altissimi (2mila euro per il Fold, 2300 per il Mate X), i pieghevoli si potranno comprare, fra maggio e giugno.

La risposta è dunque sì, servivano ed erano forse un percorso obbligato, perché l’altro trend su cui si sta puntando per metterci in tasca nuovi dispositivi è l’abilitazione alle reti 5G, quelle ultraveloci di nuova generazione. Potenzialità sterminate ma al momento, di fatto, ancora non esistono su larga scala (Accenture ha appena stimato che potremmo averlo per tutti entro il 2022). Non proprio il massimo come driver per scuotere un mercato importante ma stagnante, dove anche i brand che una volta offrivano prodotti premium a prezzi convenienti hanno fatto il salto.

Il Galaxy Fold sfoggia uno schermo da 4,6 pollici sulla parte frontale: poi si apre a libro e ne svela un altro, Dynamic Amoled, da 7,3. Il Mate X – che invece è anche 5G – curva all’esterno: da chiuso è un telefono con un doppio schermo da 6,6 e 6,3 pollici, aprendosi diventa un tablet Oled da 8 pollici. C’è poi qualche soluzione a metà strada: l’LG V50 ThinQ, per esempio, ha scelto di aggiungere un secondo schermo Oled da 6,2 pollici integrato in una cover opzionale. Per usarlo come controller nei videogame oppure per arricchire l’esperienza d’uso. Dai cinesi di Tcl, invece, si sono visti dei prototipi che saranno molto utili ad altri produttori nei prossimi mesi: dispositivi mobili prototipali con display Amoled flessibili creati su misura, dalle dimensioni più contenute rispetto ai prodotti presentati. La tecnologia proprietaria si chiama DragonHinge. C’è poi Xiaomi che aveva fatto vedere uno smartphone-origami, con due pieghe, ma alla fiera catalana non ce n’è traccia.

In termini pratici (e potenziali), le soluzioni sono infinite. Ma le più prosaica, almeno per il momento, è quella ludico-vacanziera: il pieghevole potrebbe servire a far fuori laptopt e tablet quando siamo in viaggio o in giro per il mondo. Quando cioè non siamo operativi ma abbiamo voglia di mantenere un minimo margine di manovra in più, di leggere un ebook, di vedere la puntata di una serie in coppia, di consultare comodamente una mappa, di lavorare in emergenza. Se il punto di partenza di un prodotto ibrido è stringere due dispositivi in uno, al momento l’unico contesto in cui un pieghevole potrebbe compiere questa complicata missione è appunto quello “leisure”. In cui di base ci basta uno smartphone ma in pochi, essenziali momenti pagheremmo per qualche pollice in più. Tutto il resto, al momento, è in gran parte suggestione. Comunque non poco, nel magico circo della tecnologia di consumo.