Il problema che ha colpito ieri WhatsApp, Facebook ed Instagram, adesso risolto, ha permesso di scoprire qualcosa di più del “dietro alle quinte” delle piattaforme. Il problema, come noto, ha riguardato la gestione delle immagini che non si potevano caricare, scaricare o vedere. Su Facebook, in particolare, le immagini non più visibili erano state sostituite dai tag assegnati automaticamente dall’Intelligenza Artificiale della piattaforma che ne descrivono il contenuto.

Invece di vedere le foto delle vacanze o delle foto di amici, gli utenti hanno trovato tag del tipo “image may contain: people smiling, people dancing, wedding and indoor” e similari. In altri termini è la descrizione data dall’IA di Facebook alla foto, una descrizione che viene elaborata automaticamente dal contesto dell’immagine. Una descrizione, quindi, che mette in risalto cosa l’IA vede nella foto. Gli stessi tag sono apparsi pure su Instagram.

Facebook utilizza l’apprendimento automatico per “leggere” le immagini in questo modo almeno dall’aprile 2016 e il progetto è anche una parte importante degli sforzi di accessibilità dell’azienda. Tali tag vengono utilizzati, infatti, anche per descrivere foto e video agli utenti con problemi alla vista.

Quello che non è chiaro è se Facebook utilizzi anche queste informazioni per indirizzare gli annunci. Le foto, infatti contengono molte informazioni degli utenti che potrebbero essere utilizzate per inoculare pubblicità in maniera precisa.

Sebbene questa tecnologia sia utilizzata da Facebook da un po’ di tempo, per molti utenti è stata una nuova scoperta decisamente molto interessante. Indipendentemente da come queste informazioni vengono utilizzate, quanto emerso è un colpo d’occhio sicuramente molto affascinante di come vengono raccolte le informazioni all’interno della piattaforma. Inoltre, mette in evidenza sin dove può arrivare la tecnologia dell’Intelligenza Artificiale.