Nuovo giorno e nuovo scandalo per Facebook che continua ad avere grossi problemi con la gestione dei dati dei suoi utenti. Gli esperti di sicurezza di UpGuard hanno individuato un database da 146 GB contenente le attività di oltre 540 milioni di utenti del social network, abbandonato sui server di Amazon dalla società Cultura Colectiva. Il vero problema, però, è che questo archivio di dati era potenzialmente accessibile a tutti.

Analizzando questo mastodontico database, gli esperti di sicurezza hanno individuato informazioni come le attività degli utenti, ID e i nomi degli account. Tutti dati che, come detto, erano potenzialmente accessibili a tutti.

Non è chiaro per quanto tempo i dati siano stati pubblicamente disponibili o se qualcuno li abbia scaricati per fini personali. Quanto emerso, però, riporta alla ribalta la polemica sulla sicurezza dei dati degli iscritti di Facebook. Indipendentemente da chi sia il responsabile di quanto accaduto, la scoperta mette in evidenza come sia ancora troppo facile mettere a repentaglio i dati degli utenti del social network.

Facebook ha evidenziato come le sue policy vietino la memorizzazione delle informazioni degli utenti all’interno di un database pubblico. Il social network, una volta informato di quanto accaduto, ha collaborato con Amazon per provvedere immediatamente alla rimozione di questi dati.

Facebook ha affrontato critiche pesanti su come i dati degli utenti vengano condivisi con terze parti. Lo scandalo più famoso riguarda il caso Cambridge Analytica in cui questa società aveva raccolto informazioni sugli utenti attraverso un’app quiz apparentemente innocua. Da allora, Facebook ha ridotto il numero di app con accesso ai dati degli utenti.

In questo caso, i dati sembrano essere stati resi disponibili per errore, ma il problema solleva ancora domande su dove le informazioni degli utenti vadano a finire da quando vengono raccolte dalle app di Facebook.