In Italia, grazie a TIM e Vodafone, il 5G è arrivato ufficialmente da un po’ di tempo. La copertura è ancora molto bassa e le reti devono essere rodate ma i due operatori hanno fatto sapere che nel 2020 l’estensione delle loro reti di quinta generazione crescerà sensibilmente. I primi test di velocità hanno dato risultati buoni ma un po’ lontani dalle super prestazioni promesse. Partendo dal fatto che le reti sono ancora all’inizio del loro sviluppo e quindi c’è ancora molta strada da fare per migliorarle, lo standard oggi utilizzato non è quello definitivo.

Gli operatori, infatti, utilizzano il 5G NSA o 5G Non-Standalone che è uno standard previsto dalla Release 15 del 3GPP. Sebbene questo standard permetta di iniziare a sfruttare i vantaggi di maggiore banda del 5G grazie all’utilizzo delle frequenze 3700 MHz e 26 GHz, ancora utilizza il core network del 4G. Questo significa che bisognerà sempre prima passare dal 4G per poter usare le reti di quinta generazione.

Velocità e latenza non potranno raggiungere quei livelli possibili dalle reti 5G. La velocità massima teorica, per esempio, è di 2 Gbps, oggi comunque ancora lontana. Per poter disporre del “vero” 5G si dovrà attendere l’implementazione dello standard 5G SA (Standalone), atteso per il 2020 quando sarà approvata la Release 16 del 3GPP. A quel punto, il 5G sarà “libero” dal 4G e potrà accelerare la sua corsa.

Vale la pena notare un dettaglio importante e cioè che quasi tutti gli attuali smartphone supportano solamente lo standard 5G Non-Standalone. Questo significa che non potranno sfruttare le reti 5G SA (Standalone). Ad oggi, solamente il Huawei Mate 20 X 5G che dispone del modem Balong 5000 potrà accedere alle reti 5G SA (Standalone).