La privacy è oggi il terreno di battaglia di tutte le aziende che si occupano di pensare e gestire servizi e informazioni sul web. Lo ha capito Zuckerberg che – al di là delle critiche – resta uno dei personaggi più lungimiranti della storia di Internet.

Questo ragazzo ha intuito sei anni fa che la condivisione delle informazioni e la prossimità offerta dietro una cornice blu molto scarna, erano il segreto per far soldi nel mondo moderno. Accettare di entrare in Facebook, però, voleva dire anche rinunciare ad un pezzetto della propria privacy.

Se Facebook rispettasse o ledesse la privacy degli iscritti, non è ancora stato chiarito del tutto. Adesso però, Zuckerberg ha registrato il suo primo brevetto e lo ha fatto tenendo in considerazione questo tema caldo. Per cui con il numero 8,225,376 ha registrato il suo primo brevetto.

L’US Patent and Trademark Office ha riconosciuto al giovane Ceo di Facebook e al suo vecchio responsabile per la privacy, l’invenzione del Dynamically Generating a Privacy Summary. In pratica è il sistema con cui una serie di informazioni, quelle scelte dall’utente, sono pubblicate e rese note sul profilo degli iscritti al social network.

Parliamo dunque di privacy e di un sistema che sta in piedi dal lontano 2006 ma che solo oggi è stato messo nero su bianco.