La Electronic Frontier Foundation (EFF), in collaborazione con la University of Michigan, ha sviluppato ZMap: uno strumento capace d’effettuare una scansione completa di tutti gli indirizzi IPv4 assegnati per internet in quarantaquattro minuti. Bastano un computer e una connessione a banda larga da 1Gbps perché funzioni. Tecnicamente, è un fork di Nmap – uno strumento noto agli amministratori di sistema e ai ricercatori – che permette di monitorare lo stato d’attività e sicurezza dei network, volendo per le operazioni illecite.

Evitando d’entrare nei “tecnicismi”, ZMap è una soluzione intrigante per ottenere informazioni puntuali sullo stato di internet: un’esigenza quanto mai attuale, considerando il recente downtime di Google e del 40% del web. Grazie a una gestione più razionale delle richieste inviate, ZMap è in grado di restituire un resoconto dettagliato delle connessioni. In pratica, se un blackout dovesse inibire l’accesso alla rete in una particolare regione del mondo, potrebbe stabilire subito l’entità del danno — e coadiuvarne il ripristino.

Un’altra applicazione importante di ZMap riguarda HTTPS, che potrebbe essere violato in appena trenta secondi. Effettuando una scansione degli indirizzi, è possibile valutare la “crescita” globale dell’adozione del protocollo sicuro. Benché lo strumento sia davvero accessibile, dubito che possa servire agli individui. Piuttosto, ZMap potrebbe essere una risorsa gratuita – essendo sia open source, sia free software – e strategica per le startup che vogliano investire nella gestione dei big data. Condizionerà lo sviluppo di Nmap?

Photo Credit: Mike Castleman via Compfight (CC)