Lunedì, Robin Williams è morto e le reazioni sui social network sono state immediate: Zelda, la figlia venticinquenne dell’attore, è stata oggetto d’insulti e commenti negativi su Facebook e Twitter — che ha deciso di rimuovere da tutti i propri dispositivi. Lo stesso pare essere accaduto su Instagram. La morte d’un personaggio pubblico, specie nelle circostanze in cui è avvenuta, genera sempre delle esternazioni non tutte positive e in questo caso gli amministratori delle piattaforme hanno deciso di prendere dei provvedimenti.



In particolare, Del Harvey – responsabile della sicurezza – è intervenuta ad assicurare che Twitter non tollererà altri abusi e avvierà una serie di controlli (già avvenuti nei confronti degli utenti che hanno attaccato Zelda) per limitare questo fenomeno. L’intento è sicuramente encomiabile, ma occorre ragionare sul fatto che non dovrebbe essere soltanto una tragedia ad attrarre l’attenzione sui lati negativi dei social network: che sia un atto di bullismo o un suicidio e il livello d’allerta dovrebbe sempre restare molto alto.

Abbiamo già spiegato come sia facile sfruttare un evento drammatico per farsi pubblicità sui social network e, a grandi linee, anche la risposta di Twitter potrebbe rientrare nella categoria: alla dichiarazione della Harvey, infatti, non hanno fatto seguito delle contromisure – più o meno efficaci – né un comunicato ufficiale. Resta qualche tweet che indica i numeri da chiamare per chi fosse depresso nel supporto, tutto qui. Qual è la strategia? Esiste davvero o è stata giusto una forma di scuse verso Zelda e quanto accadutole?

Photo Credit: Neil Willsey via Photopin (CC)