Ieri, in serata, sono andati in onda sul web i YouTube Music Awards: un evento che avrebbe potuto segnare la svolta del broadcasting su internet. Il condizionale è d’obbligo, perché lo show ha deluso un po’ tutti. L’impostazione generale ha ricalcato quella delle più popolari kermesse televisive, ma il «disordine» attestato da Jason Lipshutz su Billboard ha precluso il risultato. Io, ad esempio, sono rimasto allibito dal fatto che i collegamenti tra una location e l’altra prevedessero delle lunghe pause durante la trasmissione.

Come sottolineavo, presentando la manifestazione, i YouTube Music Awards sono stati organizzati a New York — però l’evento ha offerto dei collegamenti da Seul, Mosca, Londra e Rio de Janeiro. Pensavo che fossero contemporanei allo show principale e, invece, hanno anticipato l’apertura degli YTMA con delle interruzioni degne del peggiore call center nel passaggio da una città e l’altra. Partito lo streaming dagli Stati Uniti, è sembrato che trasmettessero da un bunker. MTV può stare tranquilla… i Video Music Awards non hanno rivali.

Nonostante le nomination e l’intervento d’artisti e gruppi tra i più popolari nel globo, i YouTube Music Awards non hanno convinto: alcuni hanno lamentato l’eccessiva presenza di VEVO, che comunque rappresenta la maggioranza delle major discografiche sulla piattaforma, ma io credo che il problema degli YTMA sia un altro. Google ha fortemente voluto organizzare lo show per poi aumentare il costo della pubblicità alle emittenti televisive su YouTube, annunciato all’indomani della manifestazione. Una prova di forza da dimenticare.