Non so come venga percepita Yahoo! nel mercato americano. In quello italiano, sicuramente rispetto ad altri service provider conta molto poco, e altrettanto sicuramente da quando è entrata in gioco Marissa Mayer come CEO la compagnia ha subito una svolta epocale. Una svolta abbastanza mediatica, infatti non solo la società ha cominciato a “carburare”, ma ha fatto delle acquisizioni importanti, tanto da finire spesso e volentieri sui giornali americani e d’oltre oceano.

Per la propria visibilità e per la costruzione di una farm di talenti, prima che per il proprio fatturato, Yahoo! ha comprato prima Summly, poi Tumblr, poi ha proseguito questa via acquistando tantissime altre startup, e più che i brand, notevolissimi, anche gli sviluppatori che ci sono dietro (uno su tutti: David Karp). Questo si è tradotto in un inaridire dei servizi che Yahoo! prende con sé? Assolutamente no: Tumblr infatti continua a crescere ancora più rigoglioso dopo che Yahoo! ha introdotto un ottimo sistema di analytics per il proprio business, anche al caro prezzo di attirare più investimenti sulla piattaforma tarpandola di fatto sul soft porn.

Un altra mossa importante è quella di aver liberato tutti gli username inutilizzati sulla piattaforma: un tentativo di fidelizzazione niente male – perché diciamoci la verità, userei molto volentieri alessio@yahoo.com se fosse libero, e disgraziatamente non lo è – che ha dato tantissimo altro risalto mediatico ad un service provider che era tanto lontano dai blog quanto dalle menti degli opinion leader, tutti concentrati su Google. Tutto questo insieme alla realizzazione di un framework HTML, Pure, che compete con Bootstrap di Twitter.

La battaglia non finisce qui: ci sono tantissime altre mosse che Yahoo! ha già fatto sotto la guida della femminile ma ferrea Marissa Mayer, e tantissime altre mosse che invece sono riservate al futuro. Quello che mi piacerebbe tantissimo sarebbe vedere Yahoo! occuparsi di altro e guardare oltre il proprio business: è una grande occasione per una corporate schierarsi a favore degli utenti nel caso PRISM creando strumenti di comunicazione adeguati (e con questo non intendo servizi, piattaforme, ma veri e propri protocolli) che permettano alle persone coscienti di questa criticità di tornare a vivere Internet come un mezzo, e non come uno stato di polizia.

Sto divagando. Ma dai, magari, speriamo.

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