Nick D’Aloisio, il diciassettenne inglese che sarebbe diventato milionario con la vendita di Summly, non è il creatore dell’applicazione: Yahoo! l’ha acquisita alla fine del mese scorso, ma per tutt’altri motivi. Forse, dei $30 milioni pagati dall’azienda, D’Aloisio ha ricevuto soltanto una piccola parte. Perché “dietro” c’è una società chiamata SRI che ha brevettato la tecnologia realizzata da Somo, una delle principali agenzie di marketing britanniche a operare sul mobile. La strategia attuata da Marissa Mayer? È impeccabile.

Silvio Gulizia è stato fra i primi a elogiare l’applicazione che, stando al sito ufficiale, un domani dovrebbe arrivare su Android. Se la Mayer ha voluto acquistarla, però, non è stato certo per la genialità del servizio. SRI è nientemeno che la società responsabile della creazione di Siri: la tecnologia acquistata da Apple per il controllo vocale di iOS. Sembra che i dipendenti definiscano già Summly come il Siri di Yahoo! ed è notizia di oggi l’avvio d’una trattativa con Cupertino, che aumenterà il coinvolgimento dell’azienda.

Yahoo! ha sempre sviluppato delle tecnologie eccellenti, più utili dei tanti servizi erogati negli anni: escludendo Flickr, acquisito da terzi, non riesco a elencarne di popolari. Essendosi aggiudicata quella che potremmo definire come Siri 2.0, la Mayer ha riportato l’azienda sulla cresta dell’onda: Apple dovrà passare da Yahoo! per migliorare il proprio sistema operativo. Avvallando la mia «teoria del complotto», la Mayer ha fatto l’ennesimo favore a Google, che nel frattempo aggiorna le funzionalità di Google Now su Android.