Xiaomi, l’azienda cinese che produce Mi3, è molto popolare anche in Italia per la vendita di smartphone con MIUI: una ROM (Read-Only Memory) personalizzata di Android che vuole replicare l’esperienza di iPhone. In pratica, il sistema operativo è ottimizzato per i singoli dispositivi, promettendo la migliore efficienza possibile. Nel nostro Paese potete trovare Mi3 a partire da 356,00€ con due anni di garanzia da un importatore che dichiara d’essere il distributore ufficiale, ma su questa ufficialità non abbiamo troppe garanzie.

Purtroppo, il sito di Xiaomi in lingua inglese non cita nessuna partnership europea e benché Hugo Barra – ex vicepresidente di Android per Google – abbia grandi piani per l’espansione di MIUI, è impossibile determinare se esistano davvero dei distributori autorizzati. Prescindendo dagli aspetti legali, acquistare uno smartphone come Mi3 può essere vantaggioso? Quali sarebbero i pro e i contro? Fortunatamente, il sistema operativo è open source e ho potuto metterlo alla prova con LG Optimus One, restandone abbastanza soddisfatto.

Il dispositivo in sé, leggendo le specifiche, parrebbe eccezionale: è possibile scegliere fra un quad-core Tegra 4 di NVIDIA e uno Snapdragon 800 di Qualcomm, con una fotocamera posteriore da 13Mpixel e due flash LED. Non ha il 4G, ma tra i 2Gb di RAM e la memoria interna da 16Gb o 64Gb un 5″ Full HD a 1920×1080 per quel prezzo è davvero appetibile. La comunità italiana degli utenti di MIUI è piuttosto attiva, quindi il supporto non costituisce un problema. Ahimè, la reperibilità non è immediata e Xiaomi non considera ancora l’Europa.

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