Abbiamo parlato di Xbox One in modo abbastanza esaustivo, ma non del cambiamento che comporterà a livello d’applicazioni: fino alla versione 360, è stata soprattutto una console. La prossima sarà «anche» una console e diversi critici sostengono che Microsoft abbia trasformato Xbox One in “qualcosa” di troppo lontano dal mondo dei videogame. Sono piuttosto d’accordo con questa tesi, specie considerando i tre sistemi operativi installati simultaneamente sulla console. E, inoltre, non ritengo che Internet Explorer sia all’altezza.

Cosa c’entra Internet Explorer? Lo spiego subito. Una fra le nuove caratteristiche è la presenza di Hyper-V, l’infrastruttura per la virtualizzazione già disponibile con Windows 7: servirà principalmente a installare le app per Windows 8 o RT su Xbox One e a spostare l’esecuzione dei giochi sulla cloud. Quelle di RT sono applicazioni in HTML5 e JavaScript, che IE10 non supporta appieno. WebGL, ad esempio, potrebbe essere introdotto soltanto con la versione 11 del browser. E non è affatto un aggiornamento scontato, per Microsoft.

IE10 non è in grado d’eseguire videogame come Unreal Tournament, che ha fatto capolino su Firefox: a prescindere dalle peculiarità del browser, dubito che il cloud computing di Xbox One riguardi i giochi. Microsoft ha annunciato l’apertura dei nuovi data centre asiatici e il supporto dei servizi di Windows Azure, integrato alla console. Non è obbligatorio che la cloud s’appoggi a Internet Explorer, però sostenere delle applicazioni “native” da remoto sarebbe ancora più costoso. Tanto per gli sviluppatori, quanto per gli utenti.

Windows Azure e Hyper-V sono soluzioni eccellenti, ma il cloud gaming avrebbe dei costi troppo sostenuti per essere producenti: la virtualizzazione, sulla quale tornerò nel prossimo futuro, non è la risposta a qualunque esigenza. Per ammortizzare i costi, i produttori dovrebbero vendere i giochi a un prezzo elevato e imporre un abbonamento. Quanto pagato per il videogame servirebbe a coprire le spese di ricerca, sviluppo, commercializzazione. L’abbonamento a mantenere i server per l’esecuzione del gioco. Sarebbe davvero troppo.

Ricapitolando… dovremmo comprare la console, acquistare un videogame e abbonarci mensilmente al produttore per poterlo utilizzare. Lo stipendio-medio non basterebbe a coprire le spese per Xbox One: non credo che Microsoft alluda a questo, parlando di cloud computing per la console. Piuttosto, ritengo che riguardi la diffusione di contenuti multimediali in streaming e/o le applicazioni da Windows Store. È sufficiente, secondo me, per un prodotto che ambisce a rimpiazzare ogni altro dispositivo già collegato al proprio televisore.

Peraltro, le caratteristiche tecniche della console non sono limitate: nonostante la ridotta supremazia di PlayStation 4, Xbox One non è un thin client che debba affidarsi a un server più potente per eseguire i programmi. Perché non distribuire un device a basso costo, a questo punto? La mia opinione è che Microsoft abbia aggiunto troppo a Xbox One e Sony troppo poco a PlayStation 4. Forse, sono io a essere incontentabile. Eppure, fatico a pensare che saranno venduti quattrocento milioni di console, come prevedono gli analisti.