Dopo il keynote del WWDC 2013, sono molto perplesso circa le competenze informatiche dei fanboy: sono tutti delusi dalle novità presentate a San Francisco, che pure avevo anticipato – sottolineando la vicinanza a I/O di Google – e ciò non mi stupisce affatto. L’avevo previsto. Gli utenti di Apple approcciano le conferenze per gli sviluppatori come fossero un red carpet, senza pensare quale sia il loro significato. È successo persino a Google, che ha rilanciato un ecosistema col biasimo dei presenti. E il termine “sviluppatore”?

Steve Jobs ha avuto un grande merito e un enorme demerito. Ha risuscitato un’azienda in crisi, ma ha convinto che bastasse acquistare i device di Apple per diventare degli esperti d’informatica: no, mi spiace… non è sufficiente. Io stesso imparo quotidianamente qualcosa che ignoravo, a un altro livello. Apprezzo Tim Cook, proprio perché non è un esperto di marketing. Jobs avrebbe saputo vendere dei crocifissi ai Musulmani, Cook preferisce migliorare la qualità dei prodotti distribuiti dall’azienda. Scusatemi, però lo preferisco.

Non ho potuto seguire la diretta della World Wide Developer Conference (WWDC), ma leggendo i resoconti dei colleghi non posso che essere soddisfatto: se potessi investire tanto, passerei ad Apple. Il Mac Pro è un desktop completo e performante, Mac OS X 10.9 ha delle caratteristiche eccezionali. Quel tagging cui alludeva Silvio Gulizia è un accenno ai file manager semantici che Linux ha adottato con Zeitgeist, però associato a Time Machine che attualmente i professionisti potrebbero sostituire giusto con Oracle Solaris e/o ZFS.

Il nuovo design di iOS 7 non è convincente? È l’ultimo dei miei problemi, se lo permettete. Migliora l’interfaccia-utente, applicando delle soluzioni già rodate su Android e Windows Phone. Apple ha introdotto la comunicazione con gli In-Vehicle Infotainment (IVI) e degli strumenti che consentono agli sviluppatori di personalizzare al meglio l’esperienza dei propri utenti. Timer Coalescing è una tecnologia che Microsoft ha adottato in Windows 7 dal 2009 e, da utente di Linux, sono più stupito del fatto che tuttora non esistesse.

Certo, Cook non ha mostrato un nuovo “gingillo” da abbinare agli abiti e i consumatori non hanno gradito. Ha appena adeguato le funzionalità dei sistemi operativi di Apple alle reali necessità dei professionisti, ma a chi importa davvero? Quelli continueranno a utilizzare Windows e BlackBerry oppure Linux, perché Mac OS X e iOS sono più adatti alle fashion blogger. Non è esattamente così e – da detrattore – io sono molto felice che il keynote di WWDC 2013 abbia riportato l’azienda alle prerogative rappresentate da Steve Wozniak.

Non fraintendetemi. Non sono invidioso di Apple: tutt’altro, considerando che oggi acquisterei subito i nuovi device… se non fossero tanto costosi. Cook ha riportato l’azienda alle origini, quando Darwin mutuava la maggioranza delle funzionalità da *BSD, del quale costituisce un fork. Non ha una politica “aperta” e, perciò, non posso esaltarla. Ma sono rimasto sconcertato dalle reazioni dei consumatori al keynote, perché chiunque abbia delle competenze in materia dovrebbe apprezzare le novità. Forse, molti non ne hanno proprio.