Oggi, Ghost ha aperto al pubblico la propria piattaforma di blogging che compete con WordPress.com: è una soluzione a pagamento – che parte da $5 al mese – senza possibilità d’usufruirne gratuitamente, se escludiamo i trenta giorni di prova. Mentre il CMS (Content Management System) è gratuito e open source come WordPress, il servizio web che permette di registrare dei blog già configurati prevede una tariffa in base alle visite. Un modello di business che potrebbe sembrare curioso, ma è molto più pragmatico di quanto si pensi.

Banalmente, la cifra minima corrisponde a quella che servirebbe per noleggiare una macchina virtuale: Ghost non è installabile sugli hosting economici, perché richiede l’esecuzione di Node.js, quindi sarebbe impensabile offrirne un utilizzo gratuito. Facendo un paio di conti, poiché ogni blog offre la possibilità d’utilizzare dei temi personalizzati e un dominio personale, gli utenti potrebbero addirittura risparmiare — rispetto all’uso di WordPress.com, che prevede tutte queste funzionalità a pagamento. Potrebbe avere successo.

Discorsi economici a parte, al momento – se dovessi consigliare una fra le due piattaforme – non punterei su Ghost: WordPress.com ha una solidità conclamata, mentre ancora non sappiamo quale potrebbe essere il futuro del progetto di O’Nolan. Un compromesso che grossomodo propone la stessa struttura e utilizza WordPress è ElasticDot. Ghost obbliga a scrivere gli interventi in markdown e a caricare le immagini col dragndrop che sono due soluzioni molto apprezzate, ma non sono affatto paragonabili al markup e al cloud computing.