Sono sicuro che alle scuole superiori almeno una volta il tuo professore di matematica – se era presente un laboratorio d’informatica – t’ha costretto a usare MatLAB: se poi hai scelto di diventare un programmatore, immagino sia stato un trauma. È un linguaggio di programmazione chiuso in se stesso, che puoi usare soltanto col suo IDE (Integrated Development Environment) proprietario e sostanzialmente ottiene gli stessi risultati di Java o C. Prevedendo il doppio delle righe di codice che scriveresti con questi, a grandi linee.

Non ho mai capito l’ossessione dei professori per MatLAB: lo detesta anche la mia ragazza, laureanda in matematica pura. Sarà perché ho fatto il classico? Comunque sia, Stephen Wolfram ha deciso di muovere guerra al programma di riferimento dei matematici con Wolfram Language — un nuovo linguaggio di computazione che puoi sperimentare gratuitamente su Raspberry Pi. È disponibile una pilot release, quindi non mi sento di giudicarlo, ma credo sia un’ottima idea. Più di quella avuta da MatLAB, se lo permetti. Perché serve ad altro.

Wolfram Language è, al pari di MatLAB, un linguaggio di programmazione simbolico: temo che comporti le stesse difficoltà del suo illustre avversario, perciò non lo userei mai. Il concetto alla base del progetto credo sia più interessante perché serve ad analizzare i big data – come quelli indicizzati da Wolfram|Alpha – e interagire con la cosiddetta internet delle cose per analizzare le informazioni registrate dai sensori dei dispositivi per la domotica. Essendo gratuito, su Raspberry Pi, ti fa risparmiare la licenza di MatLAB.