Nel lontano 1992, Wolfenstein 3D riuscì a sdoganare lo sparatutto in prima persona, tanto è vero che viene considerato ancora oggi – insieme a Doom – uno dei padri fondatori del genere. A distanza di 22 anni, il brand può guardarsi indietro con orgoglio, nonostante i fisiologici alti e bassi che caratterizzano tutte le saghe più longeve. Ora lo “sparatutto dei nazisti” approda sulle console di nuova generazione PlayStation 4 e Xbox One (è disponibile anche su PS3, Xbox 360 e PC) con il reboot Wolfenstein: The New Order. Andiamo a scoprire come si è comportato.

Uno degli aspetti più interessanti – e forse meno legati al passato – è il modo maturo e approfondito con cui viene affrontata la guerra e il nazismo. Il gioco è ambientato in un passato alternativo, nel quale la Germania nazista del terzo Reich ha vinto la seconda guerra mondiale e sottomesso tutto il mondo al proprio volere politico. All’interno di questa dispotica cornice si inserisce il protagonista, Blazkowicz, soldato americano tutto muscoli ma anche molto sensibile e permeabile a ciò che gli accade attorno, come evidenziato dalle numerose cut-scene. La sceneggiatura è senza dubbio un elemento portante del gioco sviluppato da Machine Games, e riesce con grande efficacia a raccontare uno scenario distopico all’interno di un regime totalitario assolutamente credibile e coinvolgente.

Wolfenstein: The New Order è uno sparatutto in prima persona di matrice classica, calato all’interno di una struttura a livelli semplice ma ben collaudata. Allo shooting nudo e crudo si aggiungono alcuni intermezzi stealth piuttosto basici e approssimativi (con un coltello, e senza possibilità di occultare i corpi) ma che contribuisce a rendere lo sviluppo del gioco più vario e frizzante. Stessa funzione hanno le sequenze spettacolari in cui si guidano mezzi, mech o ci si trova in situazioni al limite, come sott’acqua.

Tecnicamente non si toccano le vette d’eccellenza di Ryse o Killzone, tuttavia il prodotto Machine Games – grazie anche al supporto del buon motore grafico id Tech 5 – offre un più che buono colpo d’occhio. Unico neo l’intelligenza artificiale delle guardie, incapaci di reagire in maniera reattiva e dotate di routine comportamentali elementari e troppo prevedibili.

Wolfenstein: The New Order non è un capolavoro, né tanto meno un prodotto rivoluzionario, ma un fps concreto, tradizionale e molto divertente, impreziosito da una narrazione efficace nel raccontare un universo alternativo in cui la Germania nazista ha vinto la seconda guerra mondiale.