WiFi pubblico libero e senza registrazione. Una chimera annunciata già nel lontano 2010 grazie all’abrogazione del decreto Pisanu secondo il quale dal 2005 chi metteva a disposizione una Rete, con o senza fili, doveva chiedere al navigatore occasionale il documento d’identità, fotocopiarlo e registrare i dati relativi al traffico effettuato dallo stesso per ragioni di sicurezza nazionale. Abrogato sì il decreto, era rimasto comunque l’obbligo, in caso di illecito, di risalire  in un modo o nell’altro, a chi attraverso la Rete l’avesse commesso. Con queste premesse, voi gestori di un bar, avreste aperto la connessione ai clienti? Io no.

Poi il boom dei Comuni virtuosi e virtuali che lanciano la WiFi gratis per i propri residenti. E io, felice abitante di un virtuoso Comune del Nord, ho potuto sperimentare Wireless Naonis, servizio dall’altisonante nome messo a disposizione a Pordenone. Per sapere la mia impressione sull’efficienza del servizio, vi invito a cercare su YouTube “Fantozzi e il minestrone di riso”… ecco, proprio così.

Il punto è che per poter utilizzare il servizio (qui a Pordenone, ma funziona così un po’ dappertutto) ogni volta si deve inserire a mano la magica coppia di username e password fornita dal Comune che il più delle volte è costituita da una serie di caratteri alfanumerici rigurgitati da un generatore random, impossibili da tenere a mente. E non c’è modo di far connettere automaticamente lo smarphone in quanto ciò che si riceve non sono le credenziali per l’accesso diretto alla rete WiFi ma bensì quelle per l’accesso alla piattaforma web che permette la navigazione. Cioè la WiFi risulta aperta ma poi navigando il sistema richiede la password che va per forza inserita ogni volta… e non c’è coockie che tenga. Così pensato, il servizio è del tutto inutilizzabile. Immaginate per esempio cosa potrebbe voler dire ri-configurare ogni volta i Google Glass per accedere alla WiFi pubblica.

Ora, all’annuncio del Ministro dello Sviluppo Economico Falvio Zanonato, durante la conferenza stampa del Consiglio dei Ministri di domenica, in merito al fatto che nel Decreto del Fare uno dei punti principali dell’Agenda Digitale sarà la liberarizzazione delle WiFi, sono sobbalzato sulla sedia.

Ma vediamo le esatte parole usate dal Ministro: “… Articolo 10, liberalizzato completamente Internet da WiFi. Dice la norma, l’offerta di accesso ad Internet al pubblico è libero e non richiede la identificazione personale degli utilizzatori… resta fermo l’obbligo del gestore di garantire la tracciabilità del collegamento mediante l’ID che è quel numero che la macchina trasmette… questa è una norma che ci mette nella situazione in cui si trovano parecchi paesi europei“.

Per “mediante ID” molto probabilmente intendono il MAC address, ovvero l’indirizzo fisico (un codice di 48 bit) assegnato in modo univoco dal produttore ad ogni scheda di rete ethernet o wireless prodotta al mondo. Quindi anche gli smartphone ne sono dotati.

Sembra un sistema pratico e sicuro… certo il gestore dovrà pagarsi un sistemista che gli configuri adeguatamente il sistema in modo da tenere il log delle connessioni e quindi garantire la tracciabilità dei MAC address.

Ovviamente attendiamo l’attuazione della norma (‘ché in Italia tra il dire e il fare…) ma io se fossi un fornitore di hotspot pubblico non starei molto sereno. La fuori è pieno di tool per cambiare l’indirizzo MAC via software. E se qualcuno dovesse fare danni usando la mia WiFi tramite cui si è collegato ad Internet utilizzando un indirizzo MAC falso, di chi è la responsabilità?