Come può essere assolto un professionista accusato di essere un frequentatore di siti porno da un Tribunale? Tramite una spiegazione tecnica. Ecco cosa è venuto fuori dal Tribunale di Roma. 

Le sentenze che riguardano il mondo della tecnologia sono sempre più numerose perché non si può fare niente senza che non venga chiamato in causa un ritrovato tecnologico. Il fatto di cronaca che stiamo per narrare ha visto protagonista la tecnologia WiFi.

In pratica c’era un professionista capitolino accusato di aver usato la sua connessione per collegarsi a siti web pedopornografici. Una pratica che per quanto possa riguarda la sfera privata di un cittadino, in realtà, è molto tenuta in considerazione dalla società in cui viviamo.

Il Tribunale romano, comunque, ha scagionato il professionista perché la connessione sotto accusa è una connessione WiFi e le specificità dello strumento vogliono che alla stessa rete si possano agganciare anche soggetti terzi che poi vanno a consultare siti con materiale illecito.

Insomma, la connessione è sua ma questo non basta a determinare che sia proprio lui ad aver navigato su siti pedopornografici. L’indagine in questione è stata avviata dalla Polizia del Lussemburgo che aveva segnalato moltissimi utenti italiani collegati ad un server estero per la frequentazione di certi siti. I log hanno inchiodato il professionista scagionato dalla tecnologia.