Quante app usate per “messaggiare”? Io, troppe: Facebook Messenger, Hangouts, Skype, WhatsApp — senza contare gli SMS. Layer, una API (Application Programming Interface) concepita da Jeremie Miller che è uno dei creatori di XMPP o Jabber, non costringe a scegliere. Bastano dieci righe di codice per attivare la messaggistica sulla propria applicazione, consentendo all’utente di comunicare coi contatti che utilizzano altri servizi. Adottandola, gli utenti di WhatsApp potrebbero scambiare messaggi con quelli di WeChat e viceversa.

Il concetto è lo stesso di XMPP (eXtensible Messaging and Presence Protocol): un unico protocollo che trasmette e riceve messaggi o video-chiamate, per cui l’utente ha soltanto un identificativo che può utilizzare su qualunque app. Facebook Messenger continua a supportarlo, mentre Google l’ha rimosso da Hangouts, ma WhatsApp e WeChat hanno adottato una politica più restrittiva come Skype perché i rispettivi modelli di business sono incentrati sull’esclusività. Il fatto che per gli utenti costituisca un problema è molto relativo.

Layer, già disponibile in Objective-C su iOS e in Java su Android, sarebbe una soluzione definitiva come lo è stato ed è tuttora XMPP. Il problema è che, riprendendo le parole di Silvio Gulizia, «la tecnologia è monopolista» e nessuno che abbia istituito un monopolio sarebbe disposto a concedere uno spazio alla concorrenza. Pensate a Microsoft, che ha iniziato a considerare l’open source soltanto perché gli utenti hanno cominciato a preferirle Apple. Layer è geniale, però dubito che avrà successo come non l’ha mai avuto Jabber.

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