Svegliandomi, questa mattina, ho trovato un aggiornamento di WhatsApp per Android: non è stato automatico e ho dovuto consultare le nuove autorizzazioni da concedere. Leggendole en passant, ho scoperto che la versione 2.10.x chiede l’accesso al microfono. Sì, è arrivato quel push-to-talk che – secondo me – avrebbe potuto annichilire la concorrenza. Purtroppo, non funziona come prevedevo. Le telefonate ai contatti sono sulla rete GSM, non su internet, perciò è applicata la tariffa dell’operatore e Microsoft può stare tranquilla.

WhatsApp, dunque, non è diventata un’alternativa a Skype o Facebook Messenger: personalmente, non capisco perché la app abbia integrato le telefonate — anziché il VoIP. Lo intuisco dal punto di vista tecnico, perché avrebbe significato introdurre un nuovo protocollo di comunicazione. Tuttavia, nulla vietava agli sviluppatori d’appoggiarsi a WebRTC che è stato attivato qualche giorno fa sulla versione 22 di Firefox. Ignoro se le chiamate siano possibili su altri sistemi operativi e al momento non sono usciti comunicati ufficiali.

Insomma, sono un po’ deluso. WhatsApp autentica gli utenti col numero di cellulare, ma non gestisce gli SMS come Facebook Messenger. Introduce le chiamate, però pagando l’operatore sulle reti GSM. Ha senso utilizzarlo, al posto di Skype? Forse, giusto se il contratto sottoscritto prevede una tariffa flat su telefonate e internet. Non essendo un servizio in VoIP, WhatsApp esclude le video-chiamate e costringe a utilizzare contemporaneamente il 3G/4G per i messaggi e il GSM per il push-to-talk. La considero un’occasione sprecata.