Nel giro di ventiquattr’ore, WhatsApp è passata dalla probabile acquisizione miliardaria da Google alla piena indipendenza: già in dicembre qualcuno azzardava un assorbimento da parte di Facebook. La società, però, non ha alcuna intenzione di “mollare” e Neeraj Arora s’è affrettato a smentire qualunque indiscrezione. WhatsApp Messenger non è in vendita. Potrebbe essere soltanto una strategia per accrescere l’interesse degli analisti e guadagnare di più dalla transazione, però ne dubito… perché Google non ha bisogno di WhatsApp.

Sono d’accordo con Marco Usai, quando sottolinea che Google «non è mai riuscita a sfondare» sulla messaggistica istantanea, ma non credo che acquisire WhatsApp possa cambiare le cose. Presto, la multinazionale dovrebbe unire i servizi in Babble e comprare WhatsApp per smantellarla e integrarla nelle proprie applicazioni sarebbe una pessima idea: gli iscritti sono abituati a utilizzarla come una app a sé e “bruciare” un business da cento milioni di dollari all’anno, pagandone addirittura mille, sarebbe una mossa controproducente.

Le acquisizioni, generalmente, assolvono a due funzioni: evitare gli investimenti in ricerca e sviluppo e assorbire gli introiti d’un prodotto di successo. Google dispone già della migliore tecnologia per la messaggistica istantanea e il concorrente di WebRTC è Skype, non WhatsApp. Babble ha un senso perché i servizi di Google devono diventare più omogenei, però acquisire un’applicazione esterna complicherebbe ciò che l’azienda dovrebbe semplificare. Inoltre, non ritengo che Google farebbe mai pagare per l’utilizzo di WhatsApp.