WhatsApp potrebbe introdurre a breve la pubblicità all’interno delle conversazioni. L’invio dei messaggi pubblicitari delle aziende permetterebbe a Facebook di aumentare il rendimento, in termini economici, della popolare applicazione di messaggistica istantanea.

Lo scorso anno, Facebook aveva più volte sottolineato il fatto che non avrebbe mai introdotto pubblicità o altri servizi a pagamento all’interno di WhatsApp. Il social network di Mark Zuckerberg, infatti, aveva espresso la volontà di accontentarsi dei 99 centesimi di euro all’anno che, ad oggi, vengono richiesti agli utenti.

I tempi cambiano e anche Facebook potrebbe cambiare idea. Sembra che la pubblicità in WhatsApp, sotto forma di messaggi promozionali inviati dalle aziende, potrebbe giungere presto. I dirigenti di Facebook stanno cercando di individuare una strategia che permetta di generare più introiti, visto che l’acquisizione di WhatsApp ha richiesto un esborso di 22 miliardi di dollari.

Le indiscrezioni che circolavano da settimane, di fatto, si sono trasformate in una più concreta ipotesi visto che durante la conferenza JPMorgan a Boston, il direttore finanziario di Facebook, David Wehner, ha prospettato una potenziale introduzione di pubblicità in WhatsApp. Questa strategia avrebbe come obiettivo finale quello di migliorare la comunicazione B2C (Business to Consumer), tramite messaggi ad-hoc inviati ai singoli utenti.

Seppur tutto ciò sia ancora un progetto in fase di studio, l’implementazione della pubblicità nelle conversazioni di WhatsApp potrebbe infastidire gli utenti che si vedranno costretti a pagare per inviare messaggi ad amici e parenti, ricevendo in contemporanea messaggi pubblicitari.

Come detto fin dall’acquisizione, Facebook non ha mai pensato di introdurre pubblicità all’interno di WhatsApp con l’obiettivo di incrementare il fatturato. Fatto sta, che da un punto di vista puramente economico, questa mossa potrebbe rappresentare un’importante fonte di guadagno.

Per il momento, WhatsApp è senza pubblicità, ma l’ipotesi di una forma di pubblicità nelle conversazioni rimane ancora plausibile.

Fonte: Bloomberg