Quello che mi piace dei miei fedeli su Twitter è che mi danno sempre il loro parere bruscamente e spontaneamente, e non si offendono se gli dò il mio.
L’altro giorno, ad esempio, ho esposto in un tweet la mia teoria sull’ormai sicuro costo dell’abbonamento a Whatsapp, la celebre chat per smartphone e tablet che, dopo un anno di utilizzo, salvo qualche bug ti chiede 79 centesimi di euro, e poi te li richiede un anno dopo.
Prima di spiegare il punto di vista di Dio in merito, vorrei elencare le ragioni che mi sono pervenute per giustificare le proteste di tantissimi utenti che non hanno mandato giù la notizia, e che mi hanno fatto venire seri dubbi sull’evoluzione.

1 – Pagare? Piuttosto mi rivolgo alla concorrenza, che fa chat gratis.
2 – E poi non sono 79, sono 89 centesimi!
3 – Esporre la carta di credito ai pericoli della rete per 79 centesimi è stupido.
4 – Prima ti seducono con il gratis e poi ti fanno pagare: roba da pusher. Dovevano mettere l’abbonamento fin dall’inizio.

La concorrenza offre chat gratis, questo è ovvio, ma è ovvio anche il fatto che il prodotto compreso nel costo dei 79 centesimi, e soprattutto il valore di questo prodotto, non è semplicemente la chat, e questo lo capisce anche un Nokia 3310: il grande valore di Whatsapp sono i suoi 300 milioni circa di utenti, e quindi il fatto che ogni tuo amico, o conoscente, o sconosciuto che stai per conoscere e con cui stai per messaggiare, molto probabilmente lo usa. È per questi numeri (e, diciamolo, anche per l’ottimo lavoro svolto) che Whatsapp ti chiede un costo annuale inferiore a quello di uno snack, ma puoi sempre convincere i tuoi amici a installare un’altra chat gratis solo per parlare con te. Lo faranno sicuramente.

Poi, non sono 79 centesimi di abbonamento annuale, come mi fanno notare, ma ben 89, ripeto, 89 centesimi in un anno, ovvero quello che spendi ogni giorno lasciando la luce, il monitor e la televisione accesa quando non serve, i soldi che bruci con gli inutili colpettini che dai all’acceleratore mentre sei fermo in mezzo al traffico, o il costo di quegli ultimi due caffè che hai preso al distributore automatico e che, diciamocelo, non ti servivano a niente perché eri già al settimo caffè, e insomma potrei andare avanti all’infinito.
Sono solo 0,79€, o nel peggiore dei casi 0,89 per messaggiare 365 giorni. Un sms costa circa 10 centesimi: ne mandi otto, e hai pagato Whatsapp.
Se davvero ti offendi per questo costo, che non è un costo, meriti di essere preso in giro.

Ancora: esporre la carta di credito ai pericoli della rete, mi dicono, per una cifra così piccola è stupido. A parte che l’ultima persona che ho sentito fare un discorso del genere aveva 82 anni, ma soprattutto, anche se fosse vero e ci fosse un reale pericolo, cosa avete imparato negli ultimi dieci anni di internet?
Gli acquisti online è bene farli con una carta prepagata che non ha niente a che fare con il vostro conto in banca (esempio banale: la Postepay, magari collegata a Paypal), e in ogni caso con poco denaro ricaricato, così se davvero doveste cadere nei famigerati ‘pericoli della rete’, vi ruberanno pochi soldi.
Non avevate bisogno di questa spiegazione, vero?

E infine, l’ultimo, adorabile punto: questo è un metodo da pusher, perché prima ti seducono con le cose gratis e poi ti fanno pagare. Sarebbe stato meglio far pagare fin dall’inizio.
Intanto, se Whatsapp fosse stato a pagamento fin dal primo utilizzo, ora staremmo parlando di un’altra chat con la stessa storia di Whatsapp ma che magari si sarebbe chiamata Giraffa, mentre il CEO di Whatsapp sarebbe a far panini da McDonald’s.
Non so dov’è che vivete voi, ma in questo mondo TUTTE le attività commerciali hanno delle tecniche di marketing per convincervi a pagare soldi che non dovreste pagare, perciò sentirsi offesi per il marketing di Whatsapp (relativo a quella cifra ridicola) vuol dire avere non le fette di prosciutto, ma le bistecche alla fiorentina sugli occhi. Un esempio per tutti: l’iPhone 4 e il 4S. Lo so che non ve ne siete accorti, ma lo avete veramente desiderato, e molto di voi lo hanno anche comprato: 700€ di prodotto nuovo scandalosamente identico a quello vecchio, per il quale dovevate – ma sul serio – offendervi.
Il marketing da pusher, poi, è forse la tecnica più banale e utilizzata del mondo. Ti faccio venire tanta voglia, e poi tac, ti faccio pagare: il sistema economico mondiale si regge su questo, le vetrine dei negozi, le copertine dei libri, le prime pagine dei giornali usano il marketing da pusher, e se non ve ne lamentate più è solo perché ormai è istituzionalizzato.

La verità è che Whatsapp ha abbattuto i costi degli sms in modo definitivo, con buona pace delle compagnie telefoniche che, diciamocelo, hanno guadagnato abbastanza.
Prima era normale per tutti spendere almeno un costo fisso al mese per avere un certo numero di sms da spedire, e invece Whatsapp ha introdotto un sistema di chat comodo e gradevole, gratis o praticamente gratis, che sta entrando nella vita digitale di tutti. Con Whatsapp si parla, si lavora, si risparmiano tempo e soldi e non si vedono pubblicità: per quanto mi riguarda il team che lo ha sviluppato merita molto di più di uno snack all’anno.
Se poi volete giocare a fare gli integralisti del gratis a tutti i costi, fatelo pure ma lasciatevi dire che non meritate internet.