Una volta ci rendevamo ridicoli agli occhi del mondo perché avevamo un presidente del consiglio che andava in giro a fare corna, battute improprie e fra un processo e l’altro giaceva con decine di ragazzine assoldate dal suo entourage per trastullarlo. Oggi le cose sono molto cambiate: abbiamo un governo che nessuno ha voluto (la maggior parte degli italiani o non ha votato o non ha votato quelli che compongono il governo) e che però nonostante questo (in fondo prima non è che abbiamo votato statisti di chi sa quale livello) ci sta rendendo ridicoli in tutto il mondo per qualcosa di ancora peggio: il tentativo di affossare il futuro digitale del Paese.

Dapprima il governo ha lasciato via libera all’Agcom per il suo folle disegno di ergersi sopra magistratura e parlamento nel fare una legge sul copyright e farla applicare come uno sceriffo nel far west. Poi colui che sembra voler prendere il posto di Silvio Berlusconi, Enrico Letta, ha lasciato che gli uomini del proprio partito lavorassero a una legge ancora più folle: la web tax. L’obiettivo è far pagare le tasse alle varie Google, Apple, Amazon e via dicendo che quando vendono on line fatturano dall’Irlanda, approfittando del vantaggioso regime fiscale di là.

Il concetto della web tax è semplice: se vuoi vendere in Italia devi avere la partita IVA italiana. Il che, esteso per logica conseguenza, se vuoi vendere in qualsiasi paese del mondo devi avere la partita IVA di quel paese. Massimo Russo su Wired ha illustrato bene la gravità delle conseguenze di questo folle concetto che portato all’estremo ci espungerebbe dall’Europa (dove, non so se ve lo ricordate, vige il libero mercato) e ci ridurrebbe a una condizione di dittatura analogica.

Contro i folli piani di questi politici da strapazzo si è scatenato l’intero web italiano, per una volta senza distinzioni di punti di vista: #fuckwebtax è diventato subito un tormentone su Twitter. Il perché è piuttosto semplice: non solo questa mirabolante idiozia ci danneggia come consumatori, ma colpisce anche le nostre aziende.

Nel primo caso, è evidente che i colossi del web non potrebbero continuare a operare nel nostro stato. O meglio, è evidente che continuerebbero a farlo ricorrendo alla legge europea che sovrasta quella italiana, come ha sottolineato Forbes chiarendo il concetto: La web tax è illegale]rif3.

Nel secondo caso le conseguenze sarebbero ancora più catastrofiche. Vi condivido un commento di Marco Trombetti che ho ricevuto ieri per email e che è una lucida analisi compiuta con gli occhi di un imprenditore (Marco è il fondatore di Translated, azienda che traduce i video di YouTube e le app Android per Google):

Penso che le tasse debbano essere pagate quando si usano le risorse di un paese.
Facendo 4 conti Google, onestamente, dovrebbe pagare da 25M a 100M di euro l’anno di tasse in Italia, ma credo che questa legge ci porterà 0 euro da Google e renderà le società italiane meno competitive.

I motivi sono semplici.

1) Obbliga Google & simili ad avere una partita IVA in Italia. Essendo praticamente tutto il business di Google B2B, IVA è solo un giro, non una tassa. Questa legge non incide per nulla sulle vere tasse sulle società (IRES), che quindi non verranno pagate comunque.

2) La legge vuole obbligare Google Irlanda a avere partita IVA in Italia. Questo è in netta contraddizione con gli impegni europei sul libero scambio. La UE ci farà netta opposizione.

È pericolosa invece perché rende le aziende Italiane meno competitive per altri 2 semplici motivi.

1) Per fare pubblicità con Google, una società italiana avrà bisogno del 22% di cassa in più rispetto ad una francese e tedesca. Ora non voglio entrare nel dettaglio di come funzionino gli investimenti in marketing, ma 22% di cassa in più, anche se non è un vero costo comporta cicli di investimento meno frequenti.

2) Una delle mie aziende, come tante altre, esporta servizi in tutto il mondo. I soldi ricavati vengono investiti nel nostro Paese. Questo porta ricchezza al paese, ma porta inevitabilmente anche l’azienda ad avere un credito IVA con lo stato (lo stato che ti deve dei soldi, spesso molti). Per avere questi soldi dallo stato si possono impiegare facilmente 2 anni e questo ritarda investimenti e assunzioni. Questa legge ci porterebbe ad accumulare ancora più credito IVA e ancora più rapidamente. E questo è solo un esempio, peggio ancora sarebbe se altri paesi in europa limitassero le nostre esportazioni.

Insomma, qui c’e’ gente che lavora veramente e con passione. Smettete di giocare il gioco delle parti e fate le cose usando il cervello.

Ecco, quello che manca in questa legge è una cosa che tipicamente manca ai politici italiani: il cervello. Quelli sono gente che vive di chiacchiere e distintivo (cit.) senza avere un contatto diretto con la gente, salvo fingere di ascoltarla sotto elezione.

Per fortuna la web tax è stata approvata solo in commissione Bilancio. Non è ancora legge. Per evitare che lo diventi possiamo fare ben poco. Letta (o chi per lui) ha scelto di seguire il mio account Twitter, quindi ho pensato che sarebbe stato necessario fargli sentire la mia voce. Chiaramente, non l’ha fatto. Chiaramente, se lo massacriamo di tweet e retweet magari si sveglia. Potete twittargli (@enricoletta) liberamente oppure twittando questo post (è impostato in maniera tale da citarlo e segnalargli l’hashtag #fuckwebtax). Mi raccomando, se almeno voi avete a cuore le sorti di questo Paese, twittategli almeno tre volte al giorno, quasi che fosse una medicina necessaria a riprendersi, così che questa follia gli vada di traverso e intervenga bloccando questa corsa al massacro.

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