The internet will never smile when you make it harder to masturbate. Ho utilizzato questa frase qualche giorno fa nell’apertura di un post su come Tumblr sta nascondendo il porno dopo l’acquisizione da parte di Yahoo! La riuso oggi alla luce di quanto sta cercando di fare l’Inghilterra: bloccare l’accesso ai siti pornografici entro l’anno, come riportato da The Verge. Si tratta secondo me di una forma di censura inaccettabile e non tanto perché stiamo parlando di un business capace di portare un’innovazione profonda al mondo digitale, come ci ha raccontato Fabio Lalli in un pregevolissimo keynote dal titolo 10 consigli per una startup un po’ porno, quanto per il modo in cui il premier David Cameron intente abbattere la mannaia su questo business.

Il primo ministro inglese infatti intende obbligare gli ISP a bloccare l’accesso ai siti porno. All’utente rimarrà l’opzione di chiedere esplicitamente di disabilitare il blocco. Non si tratta neppure di una grande novità: anche l’Europa ci sta provando, come ci ha raccontato Federico Moretti.

Ora, una cosa vagamente simile voleva farla l’Agcom tempo fa, per quanto riguarda il diritto d’autore: l’agenzia italiana voleva che gli ISP, cioè quelli che ti danno accesso al web, bloccassero un sito accusato di aver violato il diritto d’autore. Accusato e basta, dal titolare del diritto.

Il fatto è che nel momento in cui passa il concetto che chi ci fornisce accesso al web può decidere a quali contenuti possiamo accedere e a quali no viene di fatto istituita una forma di censura inammissibile, per quanto le intenzioni di Cameron siano lodevoli e puntino in primis a tenere lontano gli utenti da pagine web contenenti violenza e pedopornografia. Purtroppo queste cose sono un male conseguenziale e non vanno combattute dagli ISP, bensì dalla polizia locale e dalla magistratura. Cosa che per altro viene già fatta. Allo stesso modo infatti la libertà di parola si porta dietro come male conseguenziale la diffamazione, che infatti è considerata reato, combattuta e punita dalla magistratura, non dagli editori dei giornali.

Il fatto è che oggi ti censurano il porno e domani ti tolgono il diritto di aprire un blog per dire la tua.

photo credit: IsaacMao via photopin cc