Watch Dogs arriverà nei negozi italiani martedì 27 maggio per PS4, PS3, Xbox 360, Xbox One e PC, e il livello di aspettativa ha ormai raggiunto livelli inenarrabili, tanto è vero che il peso massimo Ubisoft è stato il più preordinato del 2014. Ad accompagnare il lancio del gioco, Ubisoft Italia ha organizzato in pompa magna un evento stampa presso l’area Pergolesi in centro Milano. Guest star della presentazione Marta Alvari, brand manager di Ubisoft Italia, Dino Pedreschi, docente di informatica presso l’Università di Pisa e infine Sergey Golovanov, esperto di Malware presso Kaspersky Lab e che ha collaborato alla realizzazione di Watch Dogs.

Ad aprire le danze ci pensa la “padrona di casa” Marta Alvari, che, dopo aver snocciolato alcuni numeri sul pargolo Watch Dogs, sottolinea l’importanza dell’unicità del suo prodotto: “Nessuno si aspettava questo enorme successo ancora prima di raggiungere i negozi. L’aspetto che però più ci preme evidenziare è la tematica dell’hacking, del controllo dei dati, unico nel suo genere”. Alvari conclude poi toccando quello che sarà il pilastro portante dell’intera presentazione, e cioè uno sguardo oltre il “semplice” gioco: ” Watch Dogs è molto più vicino alla realtà di quanto si possa immaginare. Oggi, grazie a smartphone e tablet, siamo costantemente connessi. Dobbiamo quindi guardare Watch Dogs non solo come un semplice videogioco, ma come uno metafora della società contemporanea“.

Il microfono passa poi al professor Dino Pedreschi, che proietta gli astanti in un interessantissimo excursus su quelle che sono le dinamiche e le possibilità legate all’utilizzo dei web raccolti su larga scala, i Big Data. “Noi – esordisce Pedreschi – lasciamo un’ombra digitale sul web. I dati raccontano delle storie che possono essere sfruttate, ad esempio, a prevenire delle epidemie in base al numero di volte che viene scritto un termine di malattia su Google, studiare l’umore delle persone attraverso i tweet, conoscere la mobilità di una regione geografica più o meno grande o lo sviluppo di un paese emergente, siamo persino in grado di imbastire il miglior programma di allenamento per un atleta”.

Dopo la sua appassionante “lezione” sui Big Data e sulle loro grandi potenzialità in ambito analitico e statistico, il professore passa poi al lato oscuro del mondo informatico, quello più vicino a Watch Dogs: “I Big Data rappresentano un’opportunità per creare nuove idee e innovazione, ma ci sono però degli aspetti oscuri (hacking ndr), che in Watch Dogs vengono rappresentati in maniera decisamente efficace. Se vogliamo evitare di essere controllati, dobbiamo quindi imparare ad avere maggiore consapevolezza dei nostri dati, la cui condivisione può portare dei vantaggi a tutta la collettività e non solo ai grandi nomi del mercato (Amazon, Google, Apple ecc.. ndr)”.

Chiude la presentazione Sergey Golovanov, il quale spiega che le attività di hacking che si vedranno in Watch Dogs – intercettazione, hacking ATM/POS, furto macchine e blackout – sono possibili anche nel mondo reale, ovviamente con dei limiti rispetto a quanto visto nel gioco. L’esperto di sicurezza informatica parte dalle intercettazioni tramite smartphone e spiega che, con l’installazione di una semplice applicazione denominata “Interceptor NG” è possibile hackerare il device di altre persone.

Più complesso – ma comunque verosimile (anche se nel gioco avviene in pochi passaggi) – l’hacking di ATM e POS tramite l’installazione di un malware nell’apparecchio elettronico. Anche le macchine dotate di telecomando (praticamente tutte le auto) possono essere facilmente aperte, ma è necessario un computer e diversi passaggi di hackeraggio: si parla di circa 10 minuti per riuscire ad aprire un mezzo, mentre nel gioco bastano pochi secondi.

Per quanto riguarda il blackout, esistono dei virus, come lo Stuxnet, che sono in grado di inserirsi nel sistema che gestisce il funzionamento del meccanismo di pressione e generare un malfunzionamento, che può portare alla distruzione di intere centrali energetiche come già accaduto in Iran.

In Watch Dogs tutto ciò ovviamente non accade, e il buon Aiden Pierce riesce a far saltare la corrente elettrica in interi quartieri semplicemente utilizzando il suo smartphone. Beh, che pretendiamo, stiamo pur sempre parlando di un videogioco. Se fosse troppo realistico, non sarebbe noioso?