All’evento di lancio di Watch Dogs, tenutosi a Milano giovedì scorso, figurava fra gli ospiti Dino Pedreschi, docente di Informatica presso l’Università di Pisa e grande esperto di Big Data. Abbiamo colto al volo l’occasione per fargli qualche domanda. Ecco la nostra intervista.

Innanzitutto,visto che si trova ad una conferenza legata al mondo videoludico, vogliamo sapere se lei è appassionato di videogiochi?

Ho con piacere giocato ad alcuni titoli in passato, ma non mi definirei un vero appassionato. Mi reputo più un “outsider informato”. Mi incuriosisce molto l’analisi del comportamento delle persone che giocano, perché è una bellissima palestra per scoprire meccanismi che valgono poi anche per la vita reale. Dal punto di vista scientifico il videogioco mi ha sempre affascinato.

Ha lavorato ad alcuni studi o ricerche in ambito videoludico? 

Ho collaborato con gruppi di ricerca che hanno analizzato le dinamiche sociali all’interno dei giochi multiplayer online come World of Warcraft.

Per quanto riguarda Watch dogs, qual è l’aspetto che reputa più interessante, come esperto di informatica?

Watch Dogs è il primo gioco che mette l’enfasi sul fatto che le briciole digitali che non seminiamo possono essere un’arma a doppio taglio: da un lato sono lo strumento con cui il sistema ci può controllare, una sorta di grande fratello che governa una città in modo assolutamente dispotico; mentre dall’altro lato, attraverso l’hackeraggio, permettono la rivoluzione. Il gioco è efficace proprio nel mettere in luce ciò che vogliamo evitare che succeda nel mondo reale.

Quello di Watch Dogs è uno scenario futuribile?

Spero di no, ovviamente. Nel videogioco è un po’ estremizzato, ma è un rischio che possiamo correre se perdiamo il senso dei valori. Il caso di spionaggio di massa condotto dalla National Security Administration fa capire che talvolta anche le democrazie più robuste perdono il senso dei valori: pensano che sia ragionevole spiare tutti per garantire l’ordine pubblico. Se sopprimiamo la libertà, i diritti delle persone, stiamo minando alla base la convivenza civile e andiamo appunto verso il Watch Dogs, al tutti contro tutti senza regole e in cui tutto diventa lecito.

Per questo motivo lo scandalo Data Gate è così importante: mostra come si possa ingenuamente cominciare a mettere una zeppa nei meccanismi della convivenza civile e democratica, che rapidamente può portare verso regimi totalitari o situazioni in cui dovremmo essere costretti a vivere una violenza come quella raffigurata in Watch Dogs.

Dobbiamo però essere consapevoli (come spiegato approfonditamente durante la conferenza ndr) che questa conoscenza ha anche dei risvolti positivi e può aiutarci a vivere meglio, in città meno caotiche. È una nostra scelta come utilizzare i dati, e il fatto che sia un gioco a ricordarcelo è un fatto positivo.