Un giovane studente universitario italiano, un sogno nel cassetto, una passione da curare e quattro ruote (perché come dice lui, “è nato comodo”) per girare il mondo. Forse. Iacopo Melio, 22 anni e una bella abilità nel muoversi sui Social Network (come tutti i suoi coetanei), ha avuto il piacere di scambiare due brevissime battute con l’onorevole Maria Chiara Carrozza alla quale ha deciso, con spirito di intraprendenza, di ricordarle quanto sia complicato per i normali cittadini affrontare la quotidianità, a maggior ragione quando si tratta di disabili per cui, talvolta, anche prendere un treno diventa un’impresa epica, da qui l’utilizzo dell’hashtag #VorreiPrendereIlTreno.

In breve tempo il post che Iacopo condivide sul suo blog riportando lo scambio di tweet con la Carrozza fa il giro dell’Italia, arriva anche all’estero e nasce un vero e proprio movimento social con tanto di partecipazione attiva tra gli utenti che postano sui loro social selfie con #VorreiPrendereIlTreno. Una storia, che quelli bravi definirebbero “case history” e che merita un maggiore approfondimento. Eccovi l’intervista con Leonardo.it di Iacopo.

Facciamo subito la tua conoscenza: 3 aggettivi per descrivere Iacopo Melio giustificando la tua scelta.

Oddio, non è facile descriversi in 3 aggettivi. Diciamo che a primo impatto la caratteristica che forse salta subito all’occhio è il fatto che io sia “estroverso”. Sono molto socievole e aperto agli altri, credo di essere tollerante e accogliente, mi piace conoscere persone in continuazione e scavare a fondo dentro di loro, ascoltare le storie altrui ma sono anche loquace: insomma, amo stare in compagnia e con le persone giuste sono anche abbastanza “casinista” (nei momenti giusti, ovviamente). Seconda caratteristica, “testardo”: nel bene e nel male, se mi metto in testa una cosa è abbastanza difficile che qualcuno riesca a farmi cambiare idea, a meno che non mi accorga di avere oggettivamente torto su una certa questione. Il che non significa raggiungere ogni traguardo desiderato, ma per lo meno provarci fino alla fine. Questo è dovuto anche al fatto di essere un “idealista” (terzo aggettivo). Agisco e penso molto “per principio”: credo di avere idee proprie e di portarle avanti con convinzione, determinazione e ogni mezzo possibile, senza vergognarmene e senza nasconderle. Alla fine sono del parere che gli ideali sono un qualcosa di raro oggi, quindi abbiamo il dovere civile e morale di preservare quei pochi che ci sono rimasti (quelli sani).

#VorreiPrendereIlTreno è diventata una vera e propria campagna Social che sta interessando ora anche i maggiori media italiani, ti aspettavi questo successo?

No, non mi aspettavo affatto questo successo. Dopo lo scambio di tweet con l’Onorevole Carrozza ho scritto sul mio blog un articolo sulle barriere trattando l’argomento in modo ironico, ma l’ho fatto essenzialmente per me e i miei amici e (non troppi) lettori, nulla più. Invece nel giro di 24 ore ha riscosso un successo enorme, scatenando un passa-parola che non avrei mai immaginato. In fin dei conti la prima vittoria è stata anche questa: abbiamo dimostrato quanta attenzione ci sia verso la tematica e come i social network, che oggi vengono tanto criticati, possono avere anche una buona funzione sociale se utilizzati in maniera, diciamo, intelligente.

I Social Network aiutano ad abbattere le barriere?

Assolutamente sì. Internet è l’unico luogo dove realmente ognuno è libero di esprimersi e può arrivare ovunque, senza alcun ostacolo o impedimento. Ovviamente questo comporta un numero sconfinato di “voci” che si fanno sentire, quindi distinguersi dalle altre e farsi realmente notare non è per niente facile… Ma credo che se uno ha qualcosa di interessante da comunicare prima o poi bravura e pazienza ripagano sempre e qualcuno coglierà presto il messaggio. I Social poi aiutano molto anche nella socializzazione vera e propria: ho conosciuto molti ragazzi disabili e non che, per questioni caratteriali, si erano chiusi in se stessi, ma grazie a Facebook hanno potuto fare nuove amicizie e iniziare ad uscire fuori dalla loro stanza. Dietro ad uno schermo si è più liberi e ci si sente spesso protetti, così è più facile avere un primo approccio con qualcuno e iniziare una conoscenza, da poi estendere eventualmente al di fuori dal mondo virtuale. Fortunatamente non è il mio caso perché sono estroverso, ma nella disabilità aiuta molto un mezzo del genere.

#VorreiPrendereIlTreno ti ha anche dato una forte visibilità a livello personale, ha portato i suoi frutti aprendoti strade lavorative?

No, a livello lavorativo #vorreiprendereiltreno non mi ha portato alcun vantaggio, e ci tengo sempre a sottolinearlo. Da questa campagna non ne ho ricavato un centesimo per me stesso, anzi, ho anticipato anche di tasca mia alcune spese di gestione! Il mio lavoro vero oggi consiste prevalentemente nel fare lo studente universitario e, adesso, nell’essere portavoce di questa lotta. Ogni collaborazione come giornalista, per esempio quella che c’è stata ad Ottobre col mensile di Trenitalia “La Freccia”, l’ho fatta puramente gratis. I miei lavoretti nel tempo libero come articolista freelance, web-designer o social media manager, a paghe stracciate, li facevo già prima di #vorreiprendereiltreno: sono due anni ormai che scrivo sul web in cambio di qualche euro… Quindi questa “visibilità”, al momento, non ha cambiato nulla. Speriamo che magari in futuro qualcuno noti il mio modo di scrivere, che piaccia, e che mi proponga finalmente qualcosa di stabile.

Sei un giovane studente ed il futuro del nostro Paese è anche nelle tue mani, se un domani scegliessi di intraprendere la carriera politica, qual è la prima cosa che cercheresti di cambiare in Italia?

Difenderei a spada tratta i diritti, questi sconosciuti… Libertà e Uguaglianza sono due pilastri che in un Paese civile e democratico non possono essere ignorati. #vorreiprendereiltreno è l’esempio di una realtà specifica, quella dei trasporti, che può essere benissimo paragonata con una più grande, quella della vita di tutti i giorni. Credo che ogni persona debba essere libera di vivere la propria città e il proprio territorio liberamente, così come la propria esistenza, senza alcun ostacolo o impedimento purché non dia fastidio agli altri. Eppure ancora oggi i problemi delle minoranze non vengono sufficientemente presi in considerazione: finché un qualcosa non riguarda tutti, allora si viene messi da parte, subendo così l’umiliazione del non-ascolto e del silenzio. Vorrei vedere un Paese a misura di tutti, ma so che per l’ “oggi” chiedo troppo. Per un “domani” ci spero tanto.

Ci credi in un’Italia migliore o pensi che l’energia, le speranze e la voglia di fare di noi giovani siano sprecati in questo Paese?

Credo molto nella politica, nella Buona politica, soprattutto quella che troviamo sparsa sul territorio, a livello locale. Ammiro molto l’organizzazione “dal basso”, fatta di giovani appassionati mossi dai semplici ideali e non da stipendi a 5 cifre. La nostra situazione, se la confrontiamo con quelle di altri Paesi, è veramente sconfortante e io stesso più di una volta ho pensato di azzerare ogni minima fiducia in questo Stato, in chi ci rappresenta e nei loro elettori. Ciò nonostante non mi sento di condannare chi, una volta laureato, fa la valigia e scappa all’estero, a costo di vivere facendo il cameriere nonostante la lode in ingegneria. Sono scelte diverse… Di certo chi resta a bordo della barca credo che debba rimboccarsi le maniche per non farla affondare, perché lamentarsi e basta non porta a nulla, anzi. Io non so, se avessi avuto la possibilità tecnica di spostarmi subito all’estero, cosa avrei scelto. Di certo ho capito che per ogni voto a mio avviso sbagliato e per ogni manovra di Governo secondo me fatta con i piedi, ci sarà sempre un ragazzo ricco di sogni, speranze e voglia di cambiare le carte in tavola, pronto a mettersi in gioco con sacrificio e forza di volontà… E allora, ogni volta, mi sento in dovere di continuare a crederci fino in fondo, perché sennò diventa davvero tutto morto, tutto perso in partenza.