Il cloud computing è uno degli aspetti-chiave, nello sviluppo d’applicazioni, e – nonostante i costi possano essere molto sostenuti – è presumibile che l’adozione continui a “crescere” negli anni a venire: VMware è diventata un sinonimo di virtualizzazione, perciò contribuisce massimamente allo sviluppo di nuove tecnologie sulla cloud. Il contesto è inflazionato e VMware deve rinnovare la propria offerta per sopravvivere alla competizione. Il prossimo obiettivo è quello di trasformare il cloud computing in un fenomeno di massa.

Un problema non indifferente è dato dal «come». Io continuo a pensare che la virtualizzazione non sia alla portata di tutti e il cloud computing, basato su di essa, lo è ancora meno. VMware intende muoversi in due direzioni: la prima, abbastanza ovvia, riguarda la creazione di un’infrastruttura che competa con Amazon Web Services (AWS), Windows Azure e servizi equivalenti. Mi chiedo – considerando che VMware sviluppa uno fra gli hypervisor più popolari – perché non l’abbia realizzata prima. Questo, però, non sarà mai mainstream.

Piuttosto, è la seconda novità di VMware a intrigare e convincere. L’azienda vorrebbe estendere il concetto di macchina virtuale a tablet e smartphone sulla falsariga di BlackBerry: anziché creare un file system separato per le attività personali e professionali, VMware virtualizzerebbe i due ambienti — controllabili da remoto, in cloud computing. Non esistono delle soluzioni del genere per iOS, Android o Windows Phone e la possibilità d’estendere il Bring Your Own Device (BYOD) con la virtualizzazione potrebbe essere vincente.

Photo Credit: Fabio Rapposelli via Compfight (CC)