VLC 2.0, uno dei migliori riproduttori multimediali open source, è tornato disponibile per iOS: potete installarlo da iTunes su qualunque device che supporti versione 5.1 del sistema operativo. Sapendo che avrei trattato l’argomento, Silvio Gulizia m’ha incalzato chiedendomi a cosa possa servire VLC su iPad, iPhone o iPod Touch. Beh, secondo me… non serve proprio a nulla — se non siete dei consumatori “compulsivi” di video scaricati sul dispositivo, anziché integrati nelle pagine web. Perché ho comunque voluto parlarne, allora?

Nella circostanza, le caratteristiche della app non c’entrano granché. VLC 2.0 per iOS ha aggiunto l’integrazione di Dropbox – mutuata dai nuovi strumenti per gli sviluppatori – e supporta tutti i formati della variante sul desktop, ma la questione è un’altra. Apple aveva rimosso l’applicazione da iTunes nel gennaio del 2011 perché la licenza GPLv2 era in conflitto coi termini d’utilizzo di App Store. Il problema era legato alla corruzione del Digital Rights Management (DRM), non al codice sorgente e le regole non sono cambiate.

Affinché VLC 2.0 potesse tornare su iTunes, gli sviluppatori sono stati costretti a cambiarne la licenza — un procedimento che ha portato al rifacimento ex novo della app. Oggi, l’applicazione è rilasciata sotto MPLv2 e GPLv2 o successiva: entrare nel merito delle differenze giuridiche sarebbe tediante, ma è “curioso” che Apple accetti i termini di Mozilla e non quelli di GNU. In pratica, i programmatori sono stati obbligati a riscrivere una app che ripropone lo stesso conflitto della precedente. Tuttavia, Apple l’ha approvata.

Cercando d’essere il più elementare possibile, la Mozilla Public License (MPL) alla versione 2.0 è considerata una licenza compatibile col free software. E, infatti, gli sviluppatori di VLC hanno potuto affiancarla alla GPLv2: hanno dovuto riscrivere la app perché i sorgenti già distribuiti non potevano adottare dei termini differenti da quelli definiti inizialmente. Se Apple ha davvero un problema col free software, che è molto diverso dall’open source, la situazione non è cambiata dal 2011. È un espediente piuttosto ridicolo.

Se VLC 2.0 fosse rilasciato esclusivamente sotto MPLv2, allora comprenderei l’accettazione di Apple. Capirei ancora di più se utilizzasse la MPLv1, che non è considerata compatibile col free software. L’applicazione, però, ha una doppia licenza — e i sorgenti sono scaricabili e modificabili anche coi termini della GPLv2 che App Store non approva. Cos’è cambiato? Nulla, se non un escamotage da giuristi “navigati”. Perché investire due anni di lavoro per accettare un simile compromesso? Tanto varrebbe approvare la GPLv2 su iTunes.

Entrando nei dettagli, Apple teme che la disponibilità dei sorgenti delle applicazioni per iOS possa favorire la violazione del DRM. Se ciò fosse davvero possibile, prescinderebbe dalle differenze tra free software e open source. Le preoccupazioni della multinazionale, secondo me, sono altre: iOS non supporta l’installazione da fonti diverse da iTunes – a differenza di Android – e il jailbreak è un’operazione illegale. Se fosse davvero coerente, vieterebbe tutte le applicazioni open source… e non discriminerebbe fra le licenze.