Dopo la rimozione negli scorsi giorni di 500px, app di condivisione di foto, accusata di permettere di trovare nudi artistici in maniera troppo semplice (leggetevi Melamorsicata a proposito), Apple si è ritrovata di nuovo ad avere a che fare con la questione per via di Vine, la nuova popolare app di condivisione di mini-video rilasciata da Twitter. Il problema è di nuovo lo stesso: troppo facile trovare video porno (su 500px si trattata di foto). Se poi è possibile usare l’hashtag #porn

Così ieri su The Verge Joshua Topolsky ha deciso di affrontare il tema in maniera esplicita: Apple ha un problema con il porno ed è destinato a crescere.

Instagram pure ha avuto e ha questo tipo di problema e benché il porno non sia stato bannato, lo sono stati gli hashtag di riferimento. Presto immaginiamo lo saranno anche su Vine, ma intanto sono lì. E siccome il porno è uno dei settori a più forte ricezione delle innovazioni tecnologiche, non mi stupirei se qualcuno fosse già al lavoro su un’app o un sito come Vine. Ovviamente un’app verrebbe rifiutata dall’App Store, dove pure diverse app sfruttano la keyword. C’è da dire che più che la brevità dei video e il flusso di questi, il successo di Vine è dovuto soprattutto alla semplicità della tecnologia sviluppata per registrare video. Tappi lo schermo e registra, fino a che molli. Ritappi e ricomincia la registrazione.

Prima ancora di Instagram, il problema del porno ce l’aveva avuto Twitter. Andare a caccia di hashtag osceni su Twitter non è però così elettrizzante come farlo su Instagram, posso essere d’accordo, ma non dimenticate che ora anche Twitter ha le immagini e i filtri.

La tesi di Topolsky è interessante perché sposta il livello di attenzione dalla circolazione di materiale pornografico, che a Apple non piace, al modus operandi di chi sta dietro ad iTunes, più volte accusato di decidere sul destino delle applicazioni inserite senza offrire risposte chiare a giustificazione delle proprie azioni. Staremo a vedere: intanto prevedo un’impennata dei download di Vine e un proliferare di hashtag correlati. Come reagirà Apple?