Krishan Sharma di PC & Tech Authority sostiene che il 2013 sarà l’anno dei videogiochi per Linux: me lo auguro anch’io, ma non sono così ottimista perché nonostante le ottime premesse dai produttori arrivano notizie contraddittorie. Steam, il famoso negozio virtuale di Valve, venerdì ha aperto ufficialmente a Ubuntu concludendo la fase sperimentale avviata durante le vacanze natalizie. La stessa società ha appena licenziato gli ingegneri che lavoravano su Steam Box, la console con Linux di prossima realizzazione. Che significa?

Tutto e niente, perché il progetto era già stato confermato: Gabe Newell, CEO di Valve, è convinto dell’importanza dei videogiochi per aumentare le installazioni di Linux. Non posso ancora smentirlo, però le statistiche d’utilizzo di Steam confermano una preferenza per Windows. Molti engine per la creazione di videogiochi sono approdati su Linux negli ultimi mesi, Humble Indie Bundle citato da Sharma ha aumentato gli acquisti di videogame sul sistema operativo. Sono dei segnali troppo contraddittori, come anticipavo in apertura.

Non voglio assecondare il sensazionalismo di chi puntualmente sostiene che sarà l’anno di Linux ed è costretto ad ammettere che così non è stato. Neppure intendo escludere la possibilità che il sistema operativo “cresca” nel 2013: è più ragionevole che si verifichino entrambe le ipotesi. Aumenteranno le installazioni di Linux, però non avverrà mai un pareggio con Windows o Mac OS X. Ciò, beninteso, a prescindere dai videogiochi. Eppure, se i produttori fossero più intraprendenti le previsioni di Sharma avrebbero una fondatezza.

Tecnicamente parlando, Linux sarebbe una risorsa strategica nel settore delle console: le caratteristiche del sistema operativo consentono d’ottimizzarne i componenti sull’hardware dov’è installato, garantendo prestazioni più elevate senza enormi costi di sviluppo. Sony l’ha intuito da tempo, optando per CellOS con PlayStation che non è una distribuzione di Linux… bensì un derivato proprietario di FreeBSD. I sistemi UNIX-like sono molto simili nella struttura anche se BSD ha un kernel diverso da quello ideato da Linus Torvalds.

Esistono degli elementi condivisi a più livelli da BSD e Linux, però sono due cose diverse. Ad accomunarli è la possibilità d’inserire driver e firmware differenti a seconda dell’hardware disponibile: Mac OS X, per esempio, è un altro derivato di BSD. Producendo da sé i dispositivi, Apple è capace d’ottenere prestazioni molto elevate nell’elaborazione delle immagini o dei filmati e nei videogame con un sistema operativo che in partenza non era pensato per il desktop. Linux potrebbe assumere lo stesso ruolo, ma con l’open source.

Non essendo legato a un’azienda particolare come Apple, Linux consente a qualunque produttore di personalizzare i componenti da includere o escludere sul singolo dispositivo. Sulle console permetterebbe d’avere il massimo con una dotazione hardware di fascia bassa: pensate a Minecraft che funziona benissimo su Raspberry Pi con appena 256Mb di RAM. Le prestazioni sono direttamente proporzionali alle risorse disponibili, perciò scalando il segmento di mercato i videogiochi diventano sempre più complessi. È un problema ideologico.