Huawei e la Cina

Esiste una Cina percepita e una Cina reale. La Cina che in molti immaginano è ancora un Paese arretrato, prevalentemente rurale e privo di libertà. La Cina reale è una nazione che da anni mantiene un elevato tasso di crescita, tecnologicamente progredita e con metropoli ricche e moderne.

Allo stesso modo esiste una Huawei percepita e una reale. Per molti Huawei è un produttore di smartphone economici che pian piano sta facendo la scalata alle vette. La Huawei reale, però, è un affermato colosso multinazionale, tra i fiori all’occhiello dell’odierno Made in China, con un fatturato da capogiro, enormi risorse finanziare e un investimento in ricerca e sviluppo che ha pochi pari (vi investe il 10% del fatturato annuo e vi lavora il 45% dei suoi 200.000 dipendenti).

Purtroppo questa nuova Cina è ancora in parte sconosciuta. L’ombra del suo passato grava tuttora sui nostri giudizi e il Made in China di qualità lotta duramente per scrollarsi di dosso l’etichetta della bancarella. È per questo che, nonostante una crescita qualitativa sorprendente dei suoi prodotti, sia a livello di design sia di specifiche, un’azienda come Huawei è in qualche misura ancora sottovalutata. Eppure basterebbe conoscerne la storia e i numeri per capire cosa è realmente Huawei in Cina e nel mondo.

Huawei, storia breve

Ad esempio, forse ignorate che Huawei non nasce come produttore di smartphone bensì come costruttore di antenne per la rete mobile, nel lontano 1987. Solo successivamente la sua attività si è allargata verso la produzione e commercializzazione di sistemi e soluzioni di rete e telecomunicazioni altamente performanti, acquisendo un numero crescente di clienti in tutto il mondo. Tanto per darvene la misura, sappiate che oggi ben 45 dei primi 50 operatori di telefonia mobile a livello globale, operanti in 140 nazioni, si rivolgono ai suoi servizi.

Per arrivare a tanto, Huawei ha investito in ricerca e sviluppo fin dalla sua nascita, ottenendo nel giro di un decennio un’avanguardia tecnologica tale da garantirle, già a metà degli anni ‘90, il quasi monopolio nell’emergente mercato cinese delle telecomunicazioni. Tuttavia, la vera svolta per le fortune dell’azienda è arrivata nel 2005, quando Huawei sottoscrisse un contratto di fornitura globale con Vodafone. A questa collaborazione presto se ne aggiunsero altre, sempre di primaria importanza, portando per la prima volta i ricavi provenienti dall’estero a superare quelli dalla Cina.

Ovviamente, i grossi investimenti in ricerca e sviluppo non si sono mai arrestati, permettendo al giovane colosso di essere fra i primi a fornire un network commerciale basato sulla tecnologia LTE (2009, Norvegia) e di essere, oggi, tra i fautori del nuovo standard 4.5G – che a breve garantirà la circolazione, fra le altre cose, di contenuti Ultra HD via Internet.  Huawei sta dando anche un significativo contributo alla ratifica del velocissimo standard 5G, atteso per il 2020, che consentirà lo streaming di contenuti in 8K,

Insomma, la vera Huawei è un colosso industriale e tecnologico operante in tre aree nevralgiche – Carrier, Enterprise e Consumer – con altrettante divisioni aziendali dedicate. La produzione di telefoni e tablet è cominciata soltanto da poco più di un lustro, tuttavia un gigante come Samsung già non pare più irraggiungibile. Lo avreste mai detto?

Huawei a Shenzhen

No, nemmeno noi. Persino agli addetti ai lavori, quando si parlava di Huawei, non era del tutto chiaro quanto ampio fosse il divario fra il percepito e il reale. Appare invece chiaro andando a visitare l’azienda a casa sua, in Cina. Un’iniziativa che, per fortuna, il costruttore cinese ha voluto organizzare proprio per farsi conoscere meglio, invitando una trentina di testate italiane, fra generaliste e di settore (operanti sia nel cartaceo, sia in TV che sul Web).

Il tour è iniziato a Shenzhen, un ex villaggio di pescatori, dove l’esperimento della riforma economica cinese ebbe inizio nel 1978. Oggi del passato non v’è traccia. Ci ha accolti una dinamica metropoli ultramoderna, con svettanti grattacieli e ampi boulevard, shopping mall lussuosi e numerose offerte per la buona cucina e l’intrattenimento. Si resta sgomenti guardando i suoi innumerevoli grattacieli svettanti.

La sorpresa però è ancor più grande visitando il centro nevralgico di Huawei in Cina, alle porte di Shenzhen: Huawei Bantian Base. È un enorme ed elegante comprensorio, sviluppato su migliaia di ettari, che al suo interno, oltre alle strutture lavorative e agli uffici, ospita un importante polo universitario per la formazione interna dei dipendenti e un ampio complesso di palazzine ad uso abitativo. Ci sono anche numerosi ristoranti etnici e tavole calde che servono cibo di ottima qualità a prezzi modici. Il tutto è immerso nel verde, con tanto di grazioso laghetto popolato da cigni neri.

Eppure, quel che a molti può apparire come un luogo ideale in cui lavorare non è abbastanza. Come ci hanno raccontato i nostri accompagnatori durante la visita, entro il 2018 sarà completato un nuovo centro, molto più grande di questo, in cui si trasferirà l’intera attività di Huawei. Il nuovo comprensorio sarà di fatto una cittadina autonoma, con tanto di servizi, negozi, intrattenimento, scuole e ospedale, progettato per accogliere il crescente numero di dipendenti con le loro famiglie.

Questa soluzione, ci spiegano, garantirà una migliore qualità della vita ai lavoratori, ritenuti il vero valore aggiunto nella filosofia Huawei. D’altronde che il fattore umano sia tenuto in alta considerazione lo dimostra anche il fatto che Huawei da anni recluta l’eccellenza uscente dalle università cinesi (e da qualche anno anche dalle università estere).

Huawei a Shanghai

Per conoscere da vicino il cardine di Huawei, ossia la ricerca e sviluppo, siamo poi andati a Shanghai dove si trovano alcuni dei suoi principali centri R&D (a oggi Huawei ne ha diversi sparsi in tutto il mondo).

A differenza dell’ambiente austero che ci aspettavamo di trovare, scopriamo un enorme complesso multipiano, anch’esso estremamente moderno, e dall’atmosfera rilassata e frizzante. Qui è stato possibile visitare i laboratori di test degli smartphone, nei quali vengono messe alla prova non solo le performance ma anche la durata e la resistenza, spaziando da complessi analisi di metriche fino ai più brutali drop test.

Quella che ormai cominciava a palesarsi sempre più come una dicotomia fra l’eccellenza di un marchio tutto cinese e la sfavillante nuova Cina si è mostrata ancor più evidente nel paragone con la Shanghai del 2016. La mastodontica città, casa di 24 milioni di persone, si sta sviluppando a ritmi impressionanti, cancellando ogni traccia della vecchia città maleodorante e spaccata fra l’enorme ricchezza di pochi e la disperata povertà delle masse.

Come Shenzhen, anche Shanghai riesce ormai a personificare il cambiamento radicale che sta coinvolgendo l’intera Cina, un paese alla ricerca della sua piena espressione sul mercato globale e già desiderosa di vantarsi di alcuni esempi illustri per dare lustro al nuovo Made in China. Da questo punto di vista, Huawei pare un ottimo biglietto da visita per un’intera nazione.