Ieri, a sorpresa, Valve ha annunciato la creazione di Steam OS: una distribuzione di Linux – che immagino sia basata su Ubuntu – destinata a console e Set-Top Box (STB). È evidente che l’azienda sia prossima a presentare quella Steam Box di cui gli esperti parlano da anni, ma la notizia è molto più importante per gli appassionati di videogiochi. Steam OS, infatti, allude a un futuro nel quale i giochi saranno creati per Linux, ancora prima che siano disponibili con Windows e la posizione di Mac OS X resterà pressoché invariata.

È un cambiamento epocale, per io quanto continui a diffidare dal fatto che i videogame possano sparire da Windows e che quest’ultimo sia vicino al totale fallimento. Gabe Newell ha espresso subito le proprie perplessità per l’aggiornamento del sistema operativo di Microsoft – a partire da Windows 8 – e Steam OS è una promessa mantenuta, aspettando Steam Box. Attrarrà la maggioranza degli utenti che in centocinquantotto paesi del mondo utilizzano il negozio virtuale di Valve? È tutto da vedere, ma le premesse sembrano allettanti.

Qualche giorno fa avevo criticato la scarsa inventiva di Valve, che con Steam Family Sharing ha proposto una funzionalità “castrata”: è impossibile accedere contemporaneamente allo stesso titolo. Il limite rimane, perciò gli utenti di Steam OS – che controlla pure la riproduzione multimediale sulla TV – non potranno giocare insieme. Il sistema operativo sarà installabile su qualunque computer, ma com’è intuibile non prevede l’esecuzione di programmi per la produttività… e non andrebbe affatto inteso come un sostituto di Ubuntu.