La bufera sul bavaglio del web colpisce ancora, e questa volta a farne le spese sono decine e decine di siti che come unica loro colpa è stata quella di avere un indirizzo ip condiviso.

Il caso è questo:
Vajont.info, un sito dedicato alla tragedia del VAJONT e (molte altre denunce sugli errori della politica) del 1963 sarebbe stato “bloccato” dal giudice per le Indagini Preliminari di Belluno con un ordine di sequestro preventivo, i mandanti di questa operazione di “oscuramento” sarebbero due parlamentari Italiani (di cui non si conoscono ancore le identità) che avrbbero fatto una denuncia per diffamazione a carico del sito, fin qui “tutto normale” se non che con il blocco di Vajont.info (giusto o sbagliato che sia) ha creato dei disservizi ad altri siti estranei alla vicenda in quanto l’indirizzo IP era condiviso e quindi sarebbero andati off-line anche questi ultimi.

Il numero preciso di siti “bloccati” non è ancora dato da sapere, la cifra che “gira” per il web più veritiera parla di circa 200 siti Web.

La cosa sconcertante è che potrebbe trattarsi anche solo di un sito Web oscurato per “futili motivi”, ma questo avvenimento deve far riflettere sulla poca informazione delle nostre forze dell’ordine sul funzionamento della Rete, e sui danni che questo tipo di operazioni possono causare a terzi ignari degli avvenimenti.

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