Ieri, il Parlamento Europeo di Strasburgo s’è pronunciato in merito alla proposta di bandire i contenuti per adulti da tutti i medium continentali: com’era prevedibile, la legge non è passata. O, meglio, è stata approvata con delle riserve che la rendono completamente inefficace. L’argomento non è dei più importanti, però basta ad avanzare dei dubbi legittimi sul ruolo dell’Unione Europea. Escludendo le questioni economiche, infatti, non sembra davvero esserci un impatto sulle politiche continentali. Giusto delle dichiarazioni.

In pratica, l’Unione Europea ha soltanto ratificato un rapporto sugli stereotipi riguardanti i generi sessuali. Equivale a riconoscere l’esistenza del problema, senza adottare una strategia per risolverlo: una caratteristica comune a molte votazioni europee. Mentre l’istituzione s’affretta a bloccare i suggerimenti dei cittadini, non ha alcuna intenzione di prendere provvedimenti nei confronti delle tematiche più importanti. Per inciso, non mi riferisco alla pornografia e non sono affatto scontento del risultato della votazione.

Tuttavia, quant’è avvenuto ieri rafforza l’idea che il bando del porno sia l’ennesimo tentativo di spostare l’attenzione dalla crisi economica ad argomenti meno importanti: “missione” che ho alimentato anch’io, parlandone. Non sono chiamato ad analizzare i mercati, tutt’al più a valutare la libertà del web in Europa e perciò ho voluto dare spazio a questa notizia. Come ha sottolineato Dave Neal su The Inquirer, è comunque grave che il parlamento abbia preso in considerazione l’ipotesi della censura. Senza successo, per fortuna.

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