Ieri, avevo illustrato la strategia europea di “spostare” il dibattito dei cittadini dalla crisi economica alla pornografia: oggi, ahimè, sono costretto a riprendere l’argomento per un motivo ancora più grave. Com’era prevedibile, la prospettiva della censura dei contenuti per adulti sul web ha attratto tutte le attenzioni… oscurando altre notizie, come le dichiarazioni di Mario Draghi riguardo all’impatto della particolare condizione politica italiana sui mercati. La missione del Parlamento Europeo è compiuta, con un problema.

Rickard Falkvinge, oltre a denunciare le intenzioni dell’Europa, aveva proposto una sorta di petizione per bloccare il provvedimento: molti cittadini hanno iniziato a inviare delle e-mail agli eletti al Parlamento Europeo, chiedendo di votare contro la proposta di legge. Christian Engström, un parlamentare del Piratpatiet svedese, ha ricevuto 350 messaggi in una giornata soltanto. Tuttavia, improvvisamente non ha più trovato traccia di altre e-mail del genere perché i tecnici informatici hanno marcato queste richieste come SPAM.

La posta elettronica ricevuta da Engström e altri parlamentari non conteneva delle parole-chiave identificabili come SPAM, perciò il blocco dei messaggi non è imputabile a un algoritmo di prevenzione delle intrusioni. L’Unione Europea ha consciamente boicottato l’intervento dei cittadini nei meccanismi della democrazia: gli eletti dovrebbero essere i portavoce del popolo e, di conseguenza, interpretare il sentimento della nazione che rappresentano. Non è importante quale sia l’argomento. L’Europa, però, non vuole intromissioni.

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