Sembra incredibile, ma ad Hannover continua a tenersi il CeBIT 2014 – una manifestazione fieristica che negli ultimi anni ha perso il proprio smalto, un po’ come SMAU (che però ha saputo reinventarsi). E, proprio dal CeBIT, Mark Shuttleworth parla di Ubuntu Touch per gli smartphone e di futuri dispositivi: costeranno fra i $200 e i $400, una cifra accessibile che potrebbe conquistare una nicchia di mercato. Non m’aspetto che il sistema operativo abbia un successo mondiale, però penso che meriti comunque una discreta attenzione.

Ho apprezzato molto le parole di Shuttleworth – col quale, per una volta, sono pienamente d’accordo – che intervistato da The Inquirer ha messo le mani avanti: Ubuntu non può competere con iOS che dà ai propri utenti una giustificazione anche emotiva all’acquisto di iPad o iPhone e Android non è stato concepito per essere installato su computer tascabili. Ubuntu Touch, invece, è proprio questo. Un sistema operativo orientato a traslare la stessa esperienza-utente del desktop su tablet e smartphone. Che riesca o meno è opinabile.

Marco Usai, provandolo al MWC 2014 di Barcellona, n’è rimasto deluso: Ubuntu Touch non è un sistema operativo immediato, né utile – se non agli sviluppatori. Chi non sviluppa software orientato al web (o per Linux) non ha motivo d’acquistare uno dei device che saranno prodotti da bq e Meizu. Equivarrebbe a fare i dentisti e acquistare una mietitrebbia. Sul target più adeguato, tuttavia, Ubuntu può dire la propria e affermarsi. Ecco perché la raccolta fondi per Edge è stata un fallimento di successo, ma pur sempre un fallimento.

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