Ieri sera ho seguito la presentazione di Ubuntu Phone o, per meglio dire, della variante dedicata agli smartphone dell’omonima distribuzione. Ero prevenuto perché non sono un estimatore di Ubuntu, ma mi sono dovuto ricredere: il progetto è valido. Tuttavia, secondo me soffre degli stessi limiti della versione per il desktop. Ubuntu è orientata ai dispositivi più recenti e rispetto alle altre distribuzioni di Linux ha dei requisiti minimi elevati. Richiede più RAM di Windows 8, per dirne una. Lo stesso è valido sugli smartphone.

Ubuntu Phone sarà installabile su device come il Galaxy Nexus: parliamo di smartphone attorno ai 300€ che normalmente hanno un ottimo supporto dei produttori. Potrei dilungarmi sulle questioni più tecniche, ma il problema maggiore è nel prezzo. Se posso permettermi d’acquistare un dispositivo di fascia alta, perché dovrei scegliere Ubuntu? Perché dovrei compromettere la garanzia o comunque “smanettare” per cambiare il sistema operativo predefinito? Tanto più che servirebbe il rooting, realizzabile soltanto su Windows 7 a 32-bit.

Gli utenti di Linux come il sottoscritto preferiscono l’opposto, ovvero un sistema operativo che funzioni ottimamente pure sull’hardware più datato. Pazienza se la procedura d’installazione è complessa. Ubuntu Phone, a differenza di quanto pensassi, mutuerà da Android giusto i driver che sono già presenti nel kernel di Linux: le applicazioni di Google Play non saranno supportate. Quanti utenti compreranno un Nexus per installarci Ubuntu? Pochi “smanettoni” con un grande portafoglio. Io, per esempio, non me lo potrei permettere.

Se potessi investire quelle cifre in tecnologia sceglierei Apple. Non avendoli, con le stesse competenze necessarie a ottenere Ubuntu sullo smartphone ho scelto CyanogenMod 7.2. È gratuito come Ubuntu Phone, ma ha risuscitato il mio device che oggi costerebbe al massimo quanto il biglietto per un concerto: Canonical non lo supporta. Negli ultimi giorni ho letto molti interventi che inneggiano a Ubuntu e Tizen come i principali antagonisti di Android nel 2013. Beh, se queste sono le premesse… Google può dormire sonni tranquilli.

Canonical, stando alle poche immagini di Ubuntu Phone, ha fatto un ottimo lavoro sugli smartphone. Peccato che si comporti come Apple senza averne le possibilità. Ubuntu non potrà mai avere un ecosistema indipendente perché è legata allo sviluppo di Linux e Debian, la distribuzione dalla quale deriva. Apple ha un proprio sistema operativo che funziona soltanto sui propri device: una scelta effettuata già nella seconda metà degli anni ’70 che ha avuto successo nel 2001. Canonical non potrà attendere altri trent’anni per emergere.

A mio avviso, se Ubuntu fosse disponibile su dispositivi come Raspberry Pi o smartphone di fascia bassa, avrebbe davvero la possibilità di competere con Android. Non sto a tediarvi coi tecnicismi, ma essendo basata su Debian potrebbe farlo senza grossi problemi. Se potessi installarlo sul mio smartphone, passerei immediatamente a Ubuntu Phone: comprando un nuovo device, non invaliderei la garanzia per compiacere Canonical. E, al momento, m’orienterei su Amazon perché costa meno e offre di più. Soprattutto riguardo ai contenuti.