Dubito fortemente abbiano potuto incidere le critiche che ho espresso negli anni, anche prima d’approdare su Leonardo, e che nel tempo hanno provocato le “ire” di utenti e sviluppatori appassionati. Eppure, Canonical sembra andare nella direzione che avevo suggerito: Ubuntu avrà la stessa interfaccia su desktop e mobile, implementando un’unica tecnologia per disegnarla. Potremo apprezzare i cambiamenti soltanto nel 2014, perché le novità sono pianificate per la versione 14.04. Sarà un anno esatto dall’uscita di Raring Ringtail.

Ubuntu 13.04 (Raring Ringtail) è programmato per il 25 aprile: salvo modifiche alla scansione attuale dei rilasci, le nuove versioni escono ogni sei mesi. La particolare numerazione di Canonical, dopo il punto fermo, indica grossomodo la data d’uscita. La 13.10 dovrebbe arrivare in ottobre, quindi le novità che m’accingo a descrivere sarebbero pronte per l’aprile dell’anno prossimo. Considerando l’entità dei cambiamenti previsti, la tempistica è piuttosto ridotta perché Ubuntu avrà una profonda ristrutturazione dell’interfaccia.

D’accordo, ma quali sarebbero le novità? È difficile spiegarlo in poche righe: se non avete familiarità con Linux e la sua struttura, è sufficiente sapere che Ubuntu diventerà sul desktop come apparirà su tablet e smartphone. Potete guardare l’anteprima dell’interfaccia, per farvi un’idea del nuovo aspetto. Eppure, limitarsi a scrivere questo sarebbe ingeneroso nei confronti d’una distribuzione che ambisce ad avere il successo di Apple. La grande differenza sarà dal punto di vista tecnico e non è facilissimo spiegare il perché.

Ubuntu ha soprattutto un problema. È “pesante” come un macigno, anche rispetto a Windows 8: l’ho ribadito commentando l’analisi di Eric Lundquist riguardo all’approdo del sistema operativo sugli smartphone. Perché i requisiti hardware sono così elevati? Linux permette la massima ottimizzazione delle risorse, però le tecnologie utilizzate dagli sviluppatori sono molto diverse fra loro e perché i programmi funzionino occorrono vari componenti. Ubuntu, per farla breve, li installa tutti. Ciò rallenta sensibilmente la computazione.

Evitare il sovrapporsi di tecnologie differenti che svolgono la stessa funzione non è semplice su Linux: il sistema operativo è una specie di puzzle e i singoli componenti non sono mantenuti dagli stessi individui. In questa circostanza, il ruolo primario della comunità open source è deleterio perché non esiste un’azienda che costruisca tutte le tessere del puzzle come Apple oppure Microsoft per OS X o Windows. Canonical, proprietaria di Ubuntu, vuole cambiare le cose e produrre da sé la maggioranza di queste ipotetiche tessere.

Unity Next è il progetto che, da Ubuntu 14.04, dovrebbe realizzare questo grande cambiamento: un nuovo display server mantenuto direttamente da Canonical e un’interfaccia grafica riscritta in Qt, le librerie grafiche alla base di Sailfish OS che un tempo erano sviluppate da Nokia. Al momento, il desktop di Ubuntu utilizza le Gtk+ che sono un equivalente delle Qt… ma hanno strumenti propri. Perché funzionino sia i programmi in Qt, sia quelli in Gtk+ è necessario installare due framework diversi che producono lo stesso risultato.

Sarà sempre possibile utilizzare su Ubuntu dei programmi in Gtk+: la maggioranza delle applicazioni predefinite, derivate da GNOME, prevede quelle librerie. Eppure, la distribuzione dovrebbe prediligere le Qt che hanno una particolare vocazione al mobile. Produrre un ambiente grafico unificato che integra uno stesso, singolo framework equivale a migliorare le prestazioni generali del sistema operativo e renderlo più semplice da utilizzare su dispositivi differenti. È proprio quanto, nel mio piccolo, chiedo da tempo a Canonical.

Fatico a trasmettere l’importanza delle novità senza entrare negli aspetti tecnici: forse, il cambiamento più comprensibile è nella riduzione della dipendenza di Ubuntu dagli altri solutori del puzzle. Riducendo le tecnologie necessarie al funzionamento della grafica e mantenendo l’infrastruttura in proprio, Canonical non dovrà aspettare che altri aggiornino i componenti fondamentali. Compiz, lo strumento che oggi regola le animazioni del desktop di Ubuntu, è un progetto abbandonato e Canonical lo sostituirà grazie a Unity Next.

È difficile che Ubuntu possa ottenere una piena indipendenza: molti pacchetti della distribuzione sono riconvertiti in automatico da quelli di Debian, per esempio. Eliminare alcune delle dipendenze attuali, però, non può che portare ad avere dei benefici sul lungo periodo. Se dipendesse da me, consiglierei a Canonical di fare altrettanto con tutti i componenti del sistema operativo (a eccezione dei driver, ecc.)! Soltanto così potrebbe realizzare il sogno di diventare una Apple dell’open source. Ammesso che rimanga open source.