Per innovare spesso va infranta qualche regola. Ho derivato questo concetto dalle lezioni di InnovAction Lab, dove più volte mi è capitato di sentirmi ripetere che a chi vuole fare startup toccherà spesso procedere in maniera non proprio ortodossa. Perché a voler fare le cose a puntino si rischia di arrivare dopo o non arrivare punto. Sbaglio o Steve Jobs chiamava pirati i ragazzi del team che creò il Macintosh? Un esempio pratico di questa cosa potrebbe essere il caso di Uber.

Dall’arrivo della startup americana in Italia a Milano è iniziato uno scontro senza tregua fra Uber e i propri utenti, da una parte, e la lobby di tassisti e conducenti di auto a noleggio dall’altra. Uber infatti consente di chiamare una berlina nera attraverso un’app, pagando con la carta di credito e direttamente dallo smartphone. Più comodo, e più caro, seppur di poco, del taxi, ma un servizio completamente diverso (se volete provarlo, Leonardo vi offre due corse da 25 euro).

Il Comune di Milano, come ci ha raccontato Federico Moretti, ha scelto di scendere in campo a fianco delle lobby, contro gli innovatori. A dirlo così fa effetto, vero? Bisognerebbe andarci con calma. Facciamolo. Uber sostiene che una legge deroga le permette di offrire il proprio servizio. Che secondo il comune di Milano però violerebbe le normative vigenti. Il motivo del contendere è la possibilità o meno per i partner di Uber, titolari di licenze ncc, di presentarsi dai clienti partendo o meno dalla rimessa, come vorrebbe la legge e come Uber sostiene che essi facciano. Inoltre c’è la faccenda dell’uso dello smartphone come tassametro, non prevista dalla legge.

In attesa di un giudizio legale in merito (potrebbe arrivare il 19 giugno), mi è già capitato in un paio di occasioni di prendere parte a discussioni a tema. Un tema parecchio interessante. Innovare significa infatti creare qualcosa di radicalmente nuovo. Qualcosa che si spinga oltre i limiti di quello che c’è. Addentrandosi in un terreno nuovo, accettando sfide nuove e producendo il cambiamento di qualcosa.

Quasi ogni innovazione implica un cambiamento delle normative, un adeguamento delle stesse. L’innovazione costringe a fare regole. O a cambiare le regole che già ci sono. Attenzione: questo non vuol dire che le regole vadano cambiate in favore di Uber. Non sta a me dirlo: ci penserà la magistratura, italiana ed europea. Dal mio punto di vista stento a credere che la startup americana abbia investito centinaia di migliaia di euro nel nostro Paese senza prima averlo studiato nei dettagli, ma non posso escluderlo.

Ci sono altri servizi simili a Uber e che stanno investendo in questo settore, come Easydriver Ezdriver e Your Personal James. Mi pare evidente che il mercato sia in fase di cambiamento. Credo che il destino di questi servizi dipenderà più dall’adozione degli stessi da parte della gente che non dalle leggi oggi in essere. Non a caso, ritengo, Uber si è mossa proprio sotto questo profilo, allertando i propri utenti e chiamandoli a raccolta tramite i social network. Mi dicono che il sindaco di Milano abbia già ricevuto duemila email di protesta in un giorno. Sono davvero curioso di vedere come andrà a finire.

Non posso però non lasciarvi con una citazione del buon Steve:

È più divertente fare i pirati che arruolarsi in marina.