Fa discutere la promozione di Uber, che oggi sconta del 20% le tariffe di NCC per il servizio su Milano — mentre i tassisti sono in sciopero: la protesta europea contro la startup era già esplosa nel capoluogo lombardo a causa della nascita di UberPop, una soluzione che trasforma chiunque in autista (senza ottenere una regolare licenza). Abbiamo parlato spesso del fenomeno e siamo consapevoli di quanto la situazione sia delicata. Non è nostra intenzione sostituirci alle istituzioni, né prendere le parti degli uni o degli altri.

È un’epoca di cambiamenti e l’Italia non sembra essere pronta all’innovazione: Eric Schmidt ha appena rimproverato Dario Franceschini sull’arretratezza delle nostre infrastrutture, quando Google termina gli esperimenti sulle automobili prive di conducente [vedi gallery]. È davvero un problema di resistenza al cambiamento oppure c’è qualcosa in più? Perché la responsabilità dovrebbe essere soltanto dei tassisti? Per anni le amministrazioni locali e i governi non sono intervenuti a dirimere la questione ed è tardi per affrontarla.

Le sentenze a favore di Uber sostengono che non serva la licenza – pagata coi risparmi d’una vita – per fare il tassista. Può essere positivo, perché la app e il servizio funzionano a dovere. Chi risarcirà, però, quanti hanno investito nel settore e ora sono penalizzati? Nessuno, è questo il punto. La burocrazia per i tassisti non è cambiata, ma gli NCC non devono sostenerla. Urge una nuova regolamentazione del mercato che incontri le esigenze d’ambo le parti. Eppure, questo sconto a me sembra una presa in giro dei lavoratori.