Uber è un’azienda innovativa che consente di noleggiare un’auto con conducente direttamente dal proprio smartphone, pagando con la carta di credito e ottenendo la ricevuta via email. Sia l’auto che il conducente possono essere di due tipi: berlina curata e abito scuro, seconda la classica formula del noleggio con conducente, oppure auto semplice e una persona comune alla guida, ovvero la nuova formula Uber Pop lanciata da poco a Milano e Roma.

I tassisti meneghini la considerano illegale, ma l’azienda di San Francisco è pienamente convinta di essere nel giusto e continua a offrire in Italia un servizio che per altro offre in mezzo mondo, con qualche contestazione qua e là (in BelgioBelgio un tribunale ha messo al bando il servizio). Il Comune di Milano, che all’inizio si era posto gli stessi problemi sulla legalità dell’app, ora sembra aver cambiato idea, tanto che alla presentazione di Uber Pop pochi giorni fa c’era anche l’assessore alla mobilità Pierfrancesco Maran, di cui ora i tassisti chiedono la testa. Letteralmente, al punto di prenderlo d’assalto durante un evento pubblico in cu avrebbe dovuto confrontarsi con un rappresentante di Uber e uno dei tassisti.

Uber è il futuro. E i tassisti se ne sono accorti. Temono per la propria categoria, per la propria attività regolamentata da licenze che costano parecchio. Prima di loro, se ne è accorta Google, con in Uber, nata quattro anni fa, ci ha investito di tasca propria e che recentemente l’ha introdotta in Google Maps.

Uber non è un diretto concorrente dei taxi perché costa in media il 20 per cento di più. Con Uber Pop però le tariffe sono leggermente inferiori e più concorrenziali rispetto a quelle dei taxi. La verità è che c’è un sacco di gente che con i tassisti ce l’ha a morte per il modo di alcuni di questi di condurre le proprie auto. Questa gente è dunque incline a pagare un poco di più per avere un servizio migliore.

Non è solo Uber a mettere a rischio il futuro dei tassisti, ma la tecnologia in generale. Quella tecnologia che oggi consente di gestire servizi come Car2go o Enjoy, car sharing tramite app che a Milano e Roma hanno già conquistato un’ampia fetta di pubblico e sono in crescita.

Mentre lo scontro si consuma per le strade, con scioperi dei tassisti e scontri fisici con chi presta il proprio lavoro per Uber, a livello legale regna l’incertezza, come spiega Il sole 24 ore. Le norme che dovrebbero definire la querelle sono infatti vecchie, confuse e continuano a rimandare la liberalizzazione del servizio taxi, di cui non si può neppure parlare altrimenti i tassisti bloccano le grandi città, come già capitato. Le norme introdotte nel 2008 introducevano un paletto che potrebbe dirimere la questione: le auto a noleggio con conducente non possono raccogliere passeggeri per strada. Il rinvio della legge che avrebbe dovuto riordinare l’intero sistema ha però di fatto creato confusione: sono valide le norme del 2008 o sono state sospese?

Nel frattempo Uber sostiene comunque di non raccogliere utenti per strada, mentre i tassisti l’accusano di farlo. Personalmente ho già detto la mia un anno fa: l’innovazione è roba da pirati, come diceva Steve Jobs. I tassisti hanno le loro ragioni nel difendere la categoria, in particolare nel chiedere chiarezza al Legislatore, ma hanno completamente sbagliato il modo di porsi e scegliendo di usare la forza (quella dello sciopero e quella degli scontri fisici) sono secondo me passati dalla parte del torto. Quando hanno poi colpito con delle uova Benedetta Arese Lucini, general manager di Uber, che esponeva le proprie ragioni durante un confronto pubblico cui erano presenti anche rappresentanti dei tassisti, hanno decisamente superato la linea di confine.