Twitter ha dichiarato guerra allo spam e ai numerosissimi bot e utenti fake, che con il loro finto engagement abbassano il valore in borsa delle azioni dell’uccellino.
Con il sistema BotMaker, Twitter riesce a combattere gli spammer con tre approcci simultanei: real-time, near real-time e offline.

Tuttavia, lo spam difficilmente potrà essere eliminato del tutto da Twitter, non perché l’industria delle finte interazioni, dei messaggi indesiderati e dei subdoli bot conta le migliori teste del pianeta (pare che molte siano russe), ma piuttosto perché il vero spam, la vera fonte inesauribile di monnezza digitale sono gli umani. E il loro spam è il più molesto, il più dannoso, il più impossibile da eliminare.
Consideriamo attentamente i comportamenti delle due specie.

MOTORE DI SPAM A IGNORANZA INFINITA
I bot retwittano o twittano cose automatiche, con precisione digitale, producendo finto engagement e spam, ma stando zitti.
Gli umani invece retwittano, commentano, criticano a sproposito, e attirano altri commentatori con una voglia di dire la loro su qualunque argomento inversamente proporzionale alla loro reale competenza: meno ne sanno, più spammano.
Lo spam umano è legato all’ignoranza degli umani, con un conseguente algoritmo di spamming dall’efficienza spaventosa.

SPAM INFINITO AUTORIGENERANTESI
I bot spammano nei limiti della loro programmazione, che non comporta mai processi infiniti.
La maggior parte dell’engagement umano, invece, è prodotto da ignoranza, incompetenza, autoreferenzialità e voglia di visibilità che si rinnovano ad ogni post, ad ogni commento, ad ogni evoluzione della discussione.
Lo spam umano non ha limiti, è autoalimentato, intergenerazionale e ha risorse praticamente infinite.

SPAM + CONSUMI + FRUSTRAZIONE
I bot devono solo fare spam, non hanno altre necessità.
Gli umani – oltre a spammare – mangiano, bevono, devono riscaldarsi, devono stare bene e sentirsi appagati, e i costi della loro sussistenza ricadono sulla collettività (quindi su loro stessi). Se questa sussistenza non è soddisfacente (e già non lo è, perché è costosa), ecco che subentra la frustrazione, che potenzia lo spam umano.
Un bot non può avere una giornataccia ed essere quindi spinto a spammare di più sui social.
Un umano si.

SPAM DIGITALE vs TROLLING EMOTIVO
Un bot non prova emozioni: processa, calcola, spamma e fa semplicemente il suo lavoro.
Un umano che legge un contenuto sui social, invece, prova emozioni quali disappunto, frustrazione e rabbia incontrollabile, che incrementano le sue prestazioni e overclockano la sua capacità di commentare a sproposito e spammare, creando la condizione del trolling, una sorta di possessione demoniaca dove il bisogno di spammare acquisisce la priorità su qualunque altro bisogno.
Sul lungo termine, una macchina può spegnersi, rompersi, funzionare male.
Un troll in azione è inarrestabile, e invulnerabile e immortale.

SPAM CREATIVO
Infine, lo spam dei bot è meccanico, prevedibile, facilmente riconoscibile ed evitabile.
Lo spam umano è mutevole, si adatta alle circostanze e viene potenziato dalla fantasia, che le macchine non hanno. Il fastidio e la monnezza digitale che può produrre un umano forse è inferiore a quello dei bot come quantità, ma è qualitativamente superiore.
Un bot non potrà mai arrecare più fastidio di un troll, mentre un troll non solo può arrecare più fastidio di un bot, ma può farlo in modi imprevedibili.

Insomma, rispetto al trascurabile spam dei bot, lo spam umano non può essere eliminato in alcun modo, e i social network lo sanno benissimo.
Per questo ci hanno costruito sopra un business.