Twitter è una piattaforma di microblogging che obbliga gli utenti a postare soltanto brevissimi messaggi che non contano più di 140 caratteri. Una limitazione che ha fatto scatenare parecchie polemiche, soprattutto in Italia. 

La premessa appena fatta non dice nulla in merito all’argomento che vogliamo trattare che è una statistica fatta dall’Economist sulle lingue più adatte per gli utenti che cinguettano. Cerchiamo di andare con ordine.

Twitter obbliga alla sintesi, quindi le lingue che sono più simboliche e meno esplicite, sono sicuramente più adatte a questo social network. La rivista americana ha stilato una classifica in questo senso.

Le lingue che si adattano meglio a Twitter sono dunque il cinese e l’arabo che riescono ad esprimere uno stesso concetto con pochissimi caratteri rispetto a quelli usati nei paesi occidentali. Il che vuol dire che in futuro Twitter, salvo censure, potrebbe evolversi in modo esponenziale in Asia e Medio Oriente.

La lingua che per esprimere lo stesso concetto dell’esperimento fatto dall’Economist impiega il maggior numero di parole è lo spagnolo, seguito dall’ungherese. Ma niente paura, gli italiani, prolissi di natura, occupano il terzo gradino di questo particolare podio.

Gli altri paesi europei nella top ten sono la Germania, il Portogallo e la Francia.

Una curiosità viene fuori dalla ricerca. Nel mondo esiste il kamilaroi, una lingua parlata dagli aborigeni australiani che oggi sembra condivisa da tre persone. Una di queste è su Twitter.