Adesso non pensate che su Twitter sia tutto un rose e fiori, gente che si complimenta per una bella battuta, che si augura il buongiorno e la buonasera, che ti tiene apre il portone quando arrivi carico di sacchetti di spesa. No, c’è un lato di Twitter oscuro e cupo come la pece, fatto di gente che prova il sentimento più puro e disinteressato dopo l’amore appunto: l’odio.
I Twitter Che Odia Awards (TCOA) sono un premio, speculare ai Twitter Awards, che ha come scopo quello di colmare una importante lacuna: se si premia il migliore in qualcosa, perché non riconoscere un merito anche all’ultimo classificato? Dopotutto anche molti sport lo contemplano, chiaramente in modo goliardico: la maglia nera per l’ultimo ciclista ed il mestolo di legno per la squadra di rugby più scarsa, tanto per fare due esempi.
Bisogna riconoscere molti pregi agli organizzatori di questa singolare premiazione.

Tempismo:
Quest’anno – a distanza di poche settimane l’una dall’altra – si sono tenuti due premi legati a Twitter: i Twitter Pride (durante la Festa della Rete) ed i consueti Twitter Awards. Vedere due volte le stesse categorie e due volte gli stessi candidati in due occasioni diverse e ravvicinate ha certamente fatto due scatole così a molte persone. I TCOA non hanno fatto altro che dare forma fisica a questo fastidio al momento opportuno: si sono svolti infatti proprio parallelamente agli storici Twitter Awards.

Social Guerriglia Marketing:
Gli organizzatori dell’iniziativa, stando a quello che scrivono sul sito ufficiale, sono persone che neppure si conoscono o seguono tra di loro, ma si sono scoperti per caso fratelli d’odio verso certe categorie di twitteri. Nonostante questo sono riusciti a coordinarsi egregiamente, coinvolgendo tante persone da offuscare con il loro hashtag #TCOA14 quello dei blasonati #TA14, proprio nel giorno della premiazione ufficiale.

Nessuno scampa alla satira:
Su Twitter siamo in molti a satireggiare i vip, i politici, le persone in vista. Il Twitter Che Odia Awards ci ricorda una cosa importantissima: nella rete a 140 possiamo essere ironizzatori ma anche ironizzati a nostra volta. E’ un concetto molto democratico che mi piace particolarmente.

Cura dei dettagli:
Da una iniziativa nata per prendere un po’ per i fondelli qualcuno non ci si aspetterebbe certamente una professionalità e cura in aspetti come la grafica e la comunicazione. Ed invece i TCOA hanno avuto dalla loro parte un buon team di designer che ha realizzato loghi, volantini, un sito web e perfino un trailer su Youtube in maniera assolutamente impeccabile. La comunicazione dei finalisti e dei vincitori è avvenuta poi attraverso della captions veramente professionali: per assurdo il feeling era di trovarsi davanti ad una iniziativa addirittura più autorevole dei Twitter Pride e Twitter Awards.

Categorie divertenti ed insolite:
Il fulcro del premio sono chiaramente le categorie da votare. Parodiando quelle delle manifestazioni più serie, ma anche ascoltando l’insofferenza di Twitter verso certi argomenti per crearne nuove ed originali, sono state proposti ben 20 premi, uno più spassoso dell’altro.
Si va dal Wannabe Fabio Volo Award (dedicato ai poeti) al Non Fai Ridere Award (che premia la maglia nera dei battutisti in 140 caratteri), Querela Award (chi ha minacciato nel modo più ridicolo di querelare qualcuno per un tweet di troppo), Illuminati Award (per chi crede nei complotti più assurdi), Miglior Catfight Award (la peggior rissa a suon di 140 caratteri) fino ad arrivare a premi con lo scopo di incoronare coloro che tentano, mostrandosi in foto scollacciate o con approcci più o meno espliciti verso l’altro sesso, di procurarsi avventure romantiche che culminino in appagamento sessuale (giro di parole lunghissimo perché qui non posso scrivere Morto di F1g4 Award e Morta di C4zz0 Award).

Ora messa in questi termini si potrebbe pensare che i TCOA14 siano stati l’evento dell’anno, qualcosa di fantastico che mi sia piaciuto alla follia. No, purtroppo no.
Il grande problema di questo premio, così grosso da offuscare a mio avviso il faticoso ed ottimo lavoro degli organizzatori, è stato il ventaglio di nomi proposti. In molte, troppe categorie sono stati votati ed infine hanno vinto persone che con quella categoria non centravano proprio nulla. Nei Non Fai Ridere Award - per fare un esempio che valga per tutti – sono stati votati account del calibro di Spinoza, Azael, Lia Celi: gente della quale tutto si può dire tranne che non siano divertenti. E così in quasi tutti le categorie si trovavano molti account decisamente fuori luogo.
Vox populi, vox dei si dice, ma non è questo il caso: il guaio è che il sistema di voto non è stato realizzato con la stessa cura di tutto il resto. Il form basato su Google Documents dal quale si potevano segnalare e votare i twitteri permetteva a chiunque di votare più e più volte. L’iniziativa, certamente partita con presupposti goliardici nella mente degli anonimi (anche se non più di tanto) sviluppatori – si è trovata così a diventare un covo di haters e trolls della peggior specie. Gente che se gli stavi sull’anima ti votava in tutte e 20 le categorie, a prescindere dalla pertinenza. Il risultato finale è l’espressione di un odio esasperato, non quello scherzosamente invocato dalla menti dietro il contest, ma proprio qualcosa di fastidioso, cieco e stupido, tipico dei leoni da tastiera. E soprattutto per nulla divertente.

Ognuno è libero di usare – nei limiti della legalità – Twitter come meglio crede, però è brutto vedere come qualcosa di ben fatto e goliardico sia deviato dallo scopo originale a causa di persone il cui passatempo prediletto è tentare di stuzzicare gli altri per perdere un po’ di tempo.

Cordialità,
Il Triste Mietitore

photo credit: Lotus Carroll via photopin cc