Le polemiche legate a Twitter sono iniziate con un articolo di Michele Serra su Repubblica all’interno della cornice dell’Amaca. Il giornalista di Repubblica ha poi approfondito la sua posizione ma ha anche lanciato il tema della discussione su cui sono intervenuti in molti. Twitter nasce come piattaforma di microblogging. All’inizio era usato per seguire il pensiero di VIP e personaggi considerati autorevoli per la propria formazione. In un secondo momento è diventato una vera e propria moda, un social network di massa in cui i messaggi non devono superare i 140 caratteri.

Proprio l’eccessiva sintesi a cui sono condannati gli utenti è sul banco degli imputati. Michele Serra, però, dopo un corsivo molto polemico, è stato costretto a spiegarsi meglio con un articolo: in pratica i messaggi troppo sintetici privilegiano l’emotività a discapito del “ragionamento” sulle questioni d’interesse per i cittadini.

Un’altra critica a Twitter arriva anche Giuseppe Smorto, altro giornalista di Repubblica che spiega come la sua critica sia soprattutto all’indirizzo dell‘egocentrismo dei social network come Twitter.

Diventare follower di un parlamentare, per esempio, vuol dire essere aggiornati su quello che succede nelle aule della politica ma vuol dire sorbirsi anche tutti i suoi messaggi sul tempo, lo stato di salute dei figli e altri argomenti che con la politica hanno davvero poco a che fare.