Kevin Thau è l’uomo che ha gestito lo sviluppo di Twitter Music: la app distribuita su iOS, in esclusiva per gli Stati Uniti, che s’appoggia a Spotify, iTunes e Rdio. Terminata la propria missione ha seguito Christopher Isaac AKA “Biz” Stone in Jelly (lett. gelatina), una startup della quale è emerso poco o nulla. Simboleggiata da una medusa, dovrebbe produrre delle applicazioni dedicate a tablet e smartphone. Sappiamo soltanto che tutti i servizi erogati saranno gratuiti, ma cosa questi possano offrire è ancora da determinare.

Non ho esitato a criticare la strategia di marketing utilizzata per promuovere Twitter Music. Il social network, acquisita una grande importanza nella divulgazione di messaggi pubblicitari, ha perso quel fascino pionieristico che l’aveva contraddistinto agli esordi: evidentemente, alcuni dipendenti preferiscono dedicarsi ad altri progetti. Biz Stone, prima di Twitter, aveva creato Blogger e altre piattaforme come Odeo e Xanga che poi ha ceduto a terzi. Non ha mai smesso d’innovare, sempre alla ricerca della prossima «big thing».

D’accordo, ma cos’è Jelly? Chi segue le novità dagli Stati Uniti se lo domanda da settimane. Thau è impegnato nella programmazione per iOS, quindi il sistema operativo di Apple dovrebbe essere preferito ad Android come avvenuto con Vine. Altro aspetto che, personalmente, non condivido. Se il fil rouge è Obvious, un “incubatore” dei progetti sostenuti da Stone, possiamo ipotizzare che sia in qualche modo collaterale a Medium: una nuova piattaforma di pubblicazione alternativa a Tumblr che ha recuperato l’esperienza di Posterous.